Bovini
19 Dicembre 2025Nessun nuovo caso da ottobre. Restano 150 allevatori non in regola con l’obbligo vaccinale, mentre proseguono le restrizioni sulla movimentazione dei capi e cresce la tensione nel comparto zootecnico

In Sardegna l’emergenza legata alla dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease, Lsd) appare in fase avanzata di contenimento: da ottobre non si registrano nuovi focolai e ne risultano ancora attivi solo due su un totale di 77 estinti. Le operazioni di vaccinazione obbligatoria hanno raggiunto il 97% dei bovini presenti sull’Isola, ma restano circa 150 allevatori che non hanno ottemperato alla profilassi, con conseguenze sanitarie, amministrative ed economiche che continuano a riflettersi sull’intero comparto.
Secondo i dati diffusi dall’Assessorato regionale della Sanità, la campagna di controllo ha consentito di spegnere la quasi totalità dei focolai notificati. Complessivamente, i focolai confermati sono stati 77 e attualmente ne restano solo due ancora attivi. Su 3.713 bovini coinvolti, 492 sono risultati infettati, mentre si registrano 156 decessi e 3.411 capi abbattuti nell’ambito delle misure sanitarie.
La vaccinazione obbligatoria, condotta dai Servizi veterinari delle Asl, ha portato a una copertura del 97% dei capi bovini presenti sull’Isola, un dato considerato elevato in termini di sanità pubblica veterinaria.
Nonostante l’ampia adesione alla profilassi, circa 150 allevatori non hanno ancora vaccinato i propri animali, in violazione dell’obbligo previsto dai provvedimenti sanitari. Per queste aziende sono previsti provvedimenti sanzionatori e possibili misure coercitive, richieste anche dalle organizzazioni di categoria. Il loro comportamento, infatti, ha un impatto indiretto sull’intero sistema regionale, poiché la mancata copertura completa ostacola l’allentamento delle restrizioni.
Inoltre, da un punto di vista veterinario, il mancato rispetto della profilassi rappresenta un elemento critico nella gestione di una malattia trasmessa da insetti vettori, per la quale la vaccinazione di massa rimane lo strumento più efficace di contenimento.
“Il provvedimento di blocco delle movimentazioni è effettivamente ancora in essere e discende dalle decisioni a suo tempo già prese dell’Unione europea e recepite a livello nazionale e regionale” fa sapere la Regione. “Gli uffici dell’Assessorato mantengono un dialogo assiduo con il ministero della Salute, al fine di poter riprendere nel più breve tempo possibile la movimentazione dei bovini extra regione”.
Sul fronte delle organizzazioni agricole, Confagricoltura Sardegna esprime una posizione fortemente critica.
“Non possiamo definire soddisfacente la revoca formale delle restrizioni alla movimentazione dei bovini, decisa dalla Regione nei giorni scorsi come adeguamento all’evolversi della situazione, poiché tale passo non modifica in alcun modo la condizione reale in cui operano le aziende zootecniche dell’Isola” hanno dichiarato il Presidente e il Direttore di Confagricoltura Sardegna Stefano Taras e Giambattista Monne, commentando la determinazione 1495 del 3 dicembre 2025 sulla revoca della Zona di ulteriore restrizione.
Tale provvedimento, secondo l’organizzazione, “non produce effetti sostanziali, visto che l’intero territorio regionale continua a essere classificato come zona di vaccinazione II, mantenendo di fatto la Sardegna in uno stato di isolamento sanitario e commerciale. Una gestione amministrativa dell’emergenza che rischia di scaricare sulle imprese il peso delle scelte adottate, senza offrire al momento soluzioni alternative praticabili e tempi certi per il ritorno alla normalità”.
“È inammissibile – aggiungono – che un numero limitato di aziende, dove si rifiuta la profilassi vaccinale, continui a condizionare negativamente l’intero comparto, così come è intollerabile che la Regione non assuma decisioni chiare e responsabilizzanti, in modo tale da non lasciare il settore in una paralisi prolungata. La Sardegna non può rimanere ostaggio di comportamenti irresponsabili né di un approccio che rinvia continuamente le scelte, mentre i danni economici si accumulano giorno dopo giorno su migliaia di allevatori che con correttezza hanno rispettato le regole per superare nel minor tempo possibile l’emergenza”.
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