Alert sanitari
12 Dicembre 2025Efsa, Ecdc ed Eurl segnalano il picco più alto di casi di influenza aviaria HPAI negli uccelli selvatici dal 2016: 2.454 rilevazioni, focolai in 29 Paesi e rischi crescenti per pollame e carnivori selvatici

L’Europa si prepara a ulteriori focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) nei prossimi mesi, dopo un autunno caratterizzato da una circolazione eccezionalmente elevata del virus H5N1 tra uccelli selvatici e allevamenti avicoli. Tra settembre e novembre 2025, 29 Paesi hanno riportato più di 2.800 episodi confermati, secondo l’ultimo rapporto congiunto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e del Laboratorio di referenza europeo (Eurl). Una nuova variante del genotipo A(H5N1), già presente nella regione, sta colpendo in modo particolare anatre, oche, cigni e gru cenerine, con ricadute anche su pollame e carnivori selvatici. Il rischio per la popolazione generale resta basso, ma gli esperti sollecitano un innalzamento delle misure di biosicurezza.
Il numero di casi di HPAI negli uccelli selvatici è il più elevato per questo periodo dell’anno dal 2016. Gli uccelli acquatici (anatre, oche e cigni) risultano i più colpiti, insieme a episodi di mortalità massiccia nelle gru cenerine. Quasi tutti i rilevamenti sono attribuiti a una nuova variante di un determinato genotipo dell’A(H5N1), già circolante in Europa.
Le ipotesi principali che spiegano il forte incremento sono due. La prima è l’assenza di una immunità preesistente nelle popolazioni di uccelli selvatici. L’altra, la maggiore trasmissibilità della variante attualmente in circolazione.
Secondo gli scienziati, la forte circolazione continuerà per diverse settimane e inizierà a diminuire probabilmente solo verso la fine dell’inverno.
Dal 6 settembre al 28 novembre sono stati registrati 442 focolai negli uccelli domestici, principalmente dovuti a introduzioni del virus dagli uccelli selvatici per via indiretta.
I tacchini sono risultati la specie più vulnerabile, mentre nei comparti con anatre vaccinate è stato rilevato un aumento dei casi, suggerendo un’elevata pressione infettiva ambientale.
Tra i fattori che favoriscono i contagi negli allevamenti figurano l’intensità della circolazione negli uccelli selvatici, la contaminazione dell’ambiente attorno alle aziende avicole e condizioni meteorologiche favorevoli alla persistenza virale, come l’umidità.
Le autorità raccomandano vivamente di tenere al chiuso il pollame nelle aree ad alto rischio e di adottare protocolli di biosicurezza e una sorveglianza rafforzati, così da individuare rapidamente eventuali nuovi focolai epidemici e ridurre i rischi per la salute animale.
Nel trimestre analizzato è stato osservato un leggero incremento di casi di HPAI nei carnivori selvatici, in particolare nelle volpi, correlato alla massiccia circolazione virale negli uccelli selvatici. Il virus è stato nuovamente rilevato in gatti domestici in due Paesi, dopo un lungo periodo senza segnalazioni.
Le indagini indicano come probabile fonte di infezione il contatto diretto o indiretto con uccelli selvatici infetti. Non emergono evidenze a sostegno della trasmissione tramite alimenti crudi contaminati destinati ai pet.
Le raccomandazioni degli esperti per i proprietari di animali domestici includono:
● evitare l’alimentazione con carne o altri prodotti animali crudi;
● tenere i gatti in casa o i cani al guinzaglio nelle zone a elevata circolazione virale;
● sorveglianza veterinaria in caso di sintomi neurologici o respiratori.
In Europa, inoltre, nessuna nuova specie di mammifero è stata colpita nel periodo considerato.
TAG: ECDC, EFSA, EURL, INFLUENZA AVIARIA HPAI, MAMMIFERI, POLLAME, UCCELLI SELVATICISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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