Professione
27 Ottobre 2025Una donna e i suoi due figli rinviati a giudizio per l’aggressione a un veterinario leccese, accusato di cure sbagliate al loro cane. Il Gip respinge la richiesta di archiviazione e dispone l’imputazione coatta

Non ci sarà l’archiviazione per il caso dell’aggressione avvenuta in una clinica veterinaria di Lecce nel gennaio 2024. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’imputazione coatta per tre persone, una donna e i suoi due figli, accusate di aver aggredito un medico veterinario durante il servizio, dopo averlo ritenuto responsabile di cure errate al proprio cane.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, la mattina del 17 gennaio 2024 i tre imputati, una donna di 55 anni e i suoi due figli di 24 e 20 anni, residenti ad Arnesano (Lecce) si sarebbero presentati nella struttura con i telefoni cellulari pronti a filmare. L’episodio, definito dagli inquirenti una “vera e propria imboscata premeditatamente organizzata”, sarebbe degenerato quando il figlio maggiore avrebbe accusato il medico veterinario, un 42enne leccese, di averlo guardato in modo inappropriato durante una radiografia.
Mentre madre e fratello riprendevano la scena, il giovane avrebbe costretto il professionista a indietreggiare fino a rimanere con le spalle al muro, impedendogli di muoversi liberamente. Solo dopo alcuni minuti, il medico era riuscito a chiamare la polizia e sul posto erano intervenuti gli agenti, ai quali lo stesso giovane avrebbe raccontato di essere stato colpito dal medico.
Il motivo della contestazione era legato alle cure che il professionista aveva prestato al loro cane.
Il veterinario aveva sporto denuncia, ma inizialmente la sostituta procuratrice aveva valutato la possibilità di archiviare il caso, ritenendo troppo breve la durata della condotta coercitiva per configurare il reato di violenza privata.
A ribaltare la decisione è stata la giudice per le indagini preliminari Tea Verderosa, che ha accolto la tesi dell’avvocato Vincenzo Magi, difensore del professionista, disponendo l’imputazione coatta per i tre indagati.
Per il Gip, “sussiste una condotta costrittiva da parte degli indagati, giacché gli stessi hanno costretto il professionista a indietreggiare fino a terminare in un angolo con le spalle al muro”.
Il Pubblico Ministero, in seguito all’imputazione coatta, ha disposto la citazione diretta a giudizio dei tre. L’udienza predibattimentale è stata fissata per il 16 febbraio prossimo e starà al giudice Fabrizio Malagnino della prima sezione penale stabilire se ci siano i presupposti per la prosecuzione del processo.
Le offese verbali pronunciate durante l’aggressione restano invece escluse dall’ambito penale; il reato di ingiuria, ricorda la Gip, è oggi perseguibile solo in sede civile.
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