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07 Luglio 2025

Mpox, primo caso in Italia del clade Ib. Più contagioso e potenzialmente più letale

Un uomo rientrato dalla Tanzania è il primo caso italiano di Mpox da clade Ib, variante ad alta trasmissibilità. Who: nel 2024 già 6.823 casi e 16 decessi nel mondo. Scoperto un biomarcatore utile a prevedere la gravità dell’infezione

di Redazione Vet33


Mpox, primo caso in Italia del clade Ib. Più contagioso e potenzialmente più letale

In Italia è stato confermato il primo caso di Mpox causato dal clade Ib del virus MPXV. Si tratta di un uomo adulto con recente rientro dalla Tanzania, uno dei Paesi africani in cui la trasmissione virale è ancora attiva. A comunicarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità (Who) nel suo 54° rapporto sulla diffusione della malattia, che aggiorna i dati globali al 31 maggio e fornisce un focus sulla situazione africana fino al 22 giugno. La variante Ib, parte del clade I, preoccupa per l’elevata trasmissibilità e una letalità superiore rispetto ad altri ceppi. Finora, nel 2024, si contano 6.823 casi e 16 decessi in 49 Paesi (letalità 0,2%). 

Un nuovo studio pubblicato su Science Translational Medicine suggerisce che la carica virale al momento della comparsa delle lesioni cutanee potrebbe rappresentare un biomarcatore predittivo utile per distinguere le forme lievi da quelle severe. I ricercatori puntano ora ad applicare questi modelli al clade Ib, aprendo a nuove strategie di triage per la gestione clinica dei pazienti più vulnerabili.

Un caso importato in Italia

In Italia è stato segnalato il primo caso di Mpox dovuto al clade Ib Mpxv, variante che preoccupa per la sua maggiore trasmissibilità e mortalità. Si tratta di un uomo italiano adulto, con una recente storia di viaggio in Tanzania. La maggior parte dei casi continua a essere segnalata dalla regione africana della Who, con 18 Paesi che attualmente sperimentano una trasmissione attiva in corso.
La notizia conferma come il virus continui a circolare soprattutto nell’Africa orientale e centrale, dove la trasmissione di questo clade del virus pur “rimanendo limitata, merita massima attenzione”. A riferirlo è la Who nel suo 54° rapporto sulla situazione dell’epidemia multinazionale, che aggiorna il quadro globale al 31 maggio e si concentra in particolare sull’andamento della malattia nel continente africano fino al 22 giugno.
Lo scorso giugno, il Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato che la malattia continua a rappresentare un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (Pheic), aggravata dal fatto che, nel solo 2024, si sono registrati oltre 6.800 casi e 16 decessi in 49 Paesi, con un tasso di letalità dello 0,2%.

La situazione negli altri Paesi

Dai dati emerge che Macedonia del Nord, Repubblica del Congo e Togo hanno segnalato i loro primi casi di mpox clade IIb Mpxv. L’Albania ha segnalato il suo primo caso di mpox, con l’analisi del sequenziamento genomico che è in corso per determinare il clade. Anche l’Etiopia ha segnalato il primo caso di mpox clade Ib.
La trasmissione comunitaria del clade Ib Mpxv, sottolinea il Report, rimane limitata ai Paesi dell’Africa centrale e orientale. In Sierra Leone, la tendenza epidemica è in costante calo, anche se i dati recenti devono essere interpretati con cautela a causa dei ritardi nella segnalazione.
Undici paesi africani hanno ricevuto vaccini contro il mpox, di cui sette hanno iniziato la vaccinazione. Ad oggi sono state somministrate più di 731.000 dosi del vaccino MVA-BN.

Gli studi

L’attenzione scientifica si è recentemente focalizzata sulla variante clade I, di cui il clade Ib è un sottogruppo. Un nuovo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, ha ora identificato un potenziale biomarcatore per prevedere la gravità della malattia: la quantità di virus nel sangue al momento della comparsa delle lesioni cutanee. Analizzando dati del periodo 2007–2011 in pazienti infetti da clade Ia nella Repubblica Democratica del Congo (tra le nazioni più colpite dalla malattia), i ricercatori hanno correlato i livelli virali ematici iniziali all’evoluzione clinica. Un valore soglia di circa 40.000 copie virali/mL è risultato un cut-off discriminante per identificare i pazienti con decorso lieve da quelli con sintomi severi e persistenti.

“I nostri risultati indicano che i pazienti si dividono naturalmente in due gruppi distinti: quelli con forme lievi che guariscono rapidamente, e quelli con sintomi gravi in cui le lesioni persistono per settimane” ha spiegato il professor Shingo Iwami, co-autore dello studio. “Combinando modellazione matematica e apprendimento automatico, abbiamo identificato una soglia precisa che predice in modo affidabile il gruppo di appartenenza del paziente. Il gruppo con carica virale elevata tende a sviluppare sintomi prolungati e potenzialmente un periodo di infettività più esteso”.

Queste evidenze scientifiche potrebbero rivelarsi cruciali anche per affrontare la sfida rappresentata dal Mpox, la cui presenza in Europa e in Italia apre nuovi scenari epidemiologici. I ricercatori intendono ora applicare lo stesso approccio al sottogruppo Ib, con l’obiettivo di affinare strategie di triage e potenziare la risposta sanitaria, soprattutto nei pazienti considerati a più alto rischio. In un momento in cui l’epidemia continua a evolversi, strumenti predittivi come questo potrebbero rivelarsi essenziali per contenere la diffusione del virus e ridurre l’impatto clinico sui pazienti più vulnerabili.

CITATI: SHINGO IWAMI, TEDROS ADHANOM GHEBREYESUS
TAG: CLADE 1B, ITALIA, MPOX, TANZANIA, VAIOLO DELLE SCIMMIE, WHO

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