Suini
29 Gennaio 2025La Kansas State University ha sviluppato un sistema per migliorare la biosicurezza nella lotta alla Peste suina africana. Assosuini: “Speriamo arrivi presto anche in Europa”

Un nuovo test diagnostico basato sulla PCR potrebbe rivoluzionare la lotta alla Peste suina africana (Psa). Sviluppato dalla Kansas State University, il sistema consente di individuare la presenza del virus su superfici come camion e container utilizzati nel trasporto di mangimi. “Un passo avanti nella biosicurezza suinicola globale” ha sottolineato Jordan Gebhardt, medico veterinario responsabile della ricerca.
La lotta contro la Psa si arricchisce di un nuovo test diagnostico sviluppato dalla Kansas State University che promette di migliorare la biosicurezza nel settore suinicolo. Basato sulla Reazione a Catena della Polimerasi, questo test utilizza campioni prelevati da superfici a stretto contatto con mangimi, come camion, container e attrezzature, per rilevare tracce di DNA o RNA del virus.
Secondo Jordan Gebhardt, veterinario specialista in produzione suina che ha guidato il progetto, “questo sistema rappresenta una svolta per la prevenzione e il contenimento della Psa, aiutando a identificare rapidamente i punti critici di contaminazione e adottare misure di controllo efficaci”.
“L’eccellente lavoro della K-State contribuirà a raggiungere un livello avanzato di biosicurezza per aiutare l’industria suinicola a difendersi dalla Psa in tutto il mondo. E speriamo che sarà presto disponibile anche da noi in Europa” ha commentato la notizia Assosuini.
I ricercatori hanno utilizzato alcuni materiali di uso comune come garze di cotone, tamponi in poliestere, bastoncini di spugna e panni asciutti per testare la capacità di rilevare la presenza del virus su attrezzature e superfici su cui vengono trasportati i mangimi per gli animali.
Questa metodologia, nota come campionamento ambientale, permette di ottenere risultati affidabili in meno di 24 ore, migliorando in modo significativo la tempestività delle risposte.
La ricerca trae origine da studi condotti in Vietnam con l’obiettivo non solo di rilevare il virus ma anche di determinare se le particelle virali identificate siano ancora infettive.
Gebhardt ritiene che questo studio sarà molto utile per prevenire l’introduzione della Psa negli Stati Uniti, dove al momento la malattia non è ancora entrata; in caso di incursione queste tecniche saranno in grado di capire più rapidamente dove si trova il virus e come implementare misure di controllo aggiuntive per prevenire un’ulteriore diffusione del patogeno.
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