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17 Giugno 2024

Febbre Oropouche, diagnosticato in Veneto primo caso europeo. Aumentano le arbovirosi

In Veneto, il virus omonimo, trasmesso da un moscerino, è stato identificato in una paziente con una storia recente di viaggi tropicali. Immediatamente è stato avviato il monitoraggio da parte dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar

di Redazione Vet33


Febbre Oropouche, diagnosticato in Veneto primo caso europeo. Aumentano le arbovirosi

È stato diagnosticato in Veneto il primo caso europeo di febbre Oropouche, una malattia virale trasmessa da moscerini e normalmente diffusa nella regione amazzonica. Il caso è stato identificato dal Dipartimento di Malattie Infettive, Tropicali e Microbiologia dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, a Negrar di Valpolicella (Verona), in una paziente con una recente storia di viaggi nella regione tropicale caraibica. 


Il primo caso
È stato diagnosticato in Veneto il primo caso europeo di febbre Oropouche, malattia causata dal virus omonimo normalmente diffuso in Sudamerica. A diagnosticarla è stato il Dipartimento di Malattie infettive tropicali e Microbiologia dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria. La paziente di recente aveva compiuto un viaggio nei Caraibi.
In Sudamerica, in particolare, sono numerosi i focolai di questo virus, classificato come arbovirosi. Nei primi 4 mesi dell’anno, infatti, sono già stati segnalati 5.193 casi confermati tra Bolivia, Brasile, Colombia e Perù. Nello specifico, Brasile e Bolivia hanno registrato contagi in aree in cui non si erano verificati casi autoctoni. Anche la Pan American Health Organization (Paho) ha diffuso dati che dimostrano che questo virus si sta sempre più diffondendo, lanciando un’allerta epidemiologica per il continente americano.
Il caso italiano è già stato segnalato alle autorità sanitarie e alla ASL di competenza della Regione Veneto, nonché ai servizi di informazione e monitoraggio internazionali. Il virus è stato isolato nel laboratorio BSL3 del Dipartimento, un primo passo per poter sviluppare test diagnostici specifici e studi sulla capacità di veicolare il virus da parte di potenziali vettori diffusi anche sul territorio europeo.

La malattia
“La febbre Oropouche è causata dall’omonimo virus (Orov), scoperto nel 1955 nel sangue di un lavoratore forestale di Trinidad e Tobago” ha spiegato Federico Giovanni Gobbi, il Direttore del Dipartimento di Malattie infettive, dell’Irccs di Negrar. 

“Ciò che è più rilevante è che si tratta di un virus che viene trasmesso all’uomo dalle punture di insetti, in particolare moscerini e zanzare” ha continuato il Direttore. “La febbre Oropouche è una delle arbovirosi più diffuse del Sudamerica, con oltre 500mila casi diagnosticati dal 1955 a oggi, un numero probabilmente sottostimato viste le limitate risorse diagnostiche disponibili nell’area di diffusione”.

I sintomi della febbre si manifestano dopo 3-8 giorni dalla puntura dell’insetto vettore, e sono in gran parte sovrapponibili a quelli di altre febbri virali tropicali come Dengue, Zika o chikungunya. Includono febbre alta (oltre i 39 °C), mal di testa, dolore retrorbitale, malessere, mialgia, artralgia e nausea, e possono presentare complicazioni neurologiche. 

Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità di Virologia e Patogeni Emergenti dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria ha commentato: “Sono stati registrati sporadici casi di interessamento del sistema nervoso centrale, come meningite ed encefalite. Nel 60% circa dei casi dopo la prima fase acuta i sintomi si ripresentano, in forma meno grave: di solito da due a dieci giorni, ma anche dopo un mese dalla prima comparsa”.

“Le arbovirosi come la febbre Oropouche – hanno aggiunto dall’ospedale – costituiscono una delle emergenze di salute pubblica con le quali dobbiamo abituarci a convivere. I cambiamenti climatici e l’aumento degli spostamenti delle popolazioni umane rischiano di rendere endemici anche alle nostre latitudini virus un tempo confinati nella fascia tropicale. È fondamentale essere sempre preparati a rispondere all’emergenza di patogeni che non sono abitualmente diffusi nella fascia mediterranea, e sotto questo aspetto l’essere riusciti ad isolare il virus Orov ci fornisce un’arma in più per affinare la diagnostica e la ricerca. La diagnosi tempestiva e la sorveglianza costante, unite a interventi di salute pubblica come le disinfestazioni, rimangono lo strumento principale per contenere questi rischi”.

La diagnosi effettuata dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria conferma l’importanza di disporre di presidi specializzati, in grado di monitorare costantemente l’andamento delle arbovirosi e di altre patologie trasmissibili” ha chiosato il dottor Gobbi. “La duplice specializzazione del nostro IRCCS in malattie infettive e tropicali, e il fatto che da oltre trent’anni sia presente presso il nostro ospedale un servizio di medicina dei viaggiatori, ci mettono nelle condizioni di poter individuare con tempestività l’emergenza di potenziali rischi di salute pubblica, che in questo modo possono essere gestiti sul nascere grazie alla consolidata collaborazione con le autorità sanitarie della provincia di Verona e della Regione Veneto”.

CITATI: CONCETTA CASTILLETTI, FEDERICO GIOVANNI GOBBI
TAG: ARBOVIROSI, FEBBRE OROPOUCHE, PAHO, VENETO, ZANZARE

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