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31 Agosto 2026

West Nile, 432 casi in Italia: letalità in calo ma diffusione più ampia

Il quinto bollettino della sorveglianza ISS conferma 432 casi di West Nile in Italia al 26 agosto, con 17 decessi e la circolazione ormai estesa a 66 province in 17 Regioni. Rino Rappuoli: “Lo scenario è cambiato, serve una difesa permanente”

di Redazione Vet33


West Nile, 432 casi in Italia: letalità in calo ma diffusione più ampia

Dall’inizio della sorveglianza al 26 agosto sono stati segnalati in Italia 432 casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) nell’uomo, contro i 312 del report precedente. Di questi, 223 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, di cui tre casi importati (uno dalle Maldive, uno dalla Francia, uno dal Belgio), 63 sono stati identificati come asintomatici in donatori di sangue, 144 hanno presentato febbre e 2 altri sintomi. Lo afferma il quinto bollettino della sorveglianza coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità.

Il bilancio dei decessi: a confronto con il 2025

Tra i casi confermati sono stati notificati 17 decessi, di cui uno relativo a un caso importato. La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive segnalate e confermate, è pari al 7,7%, in calo rispetto al 13,9% registrato nello stesso periodo del 2025. Lo scorso anno, nello stesso periodo, erano stati segnalati 430 casi con 27 decessi.

La diffusione territoriale in Italia

Salgono a 66 le province con dimostrata circolazione del WNV, distribuite in 17 Regioni: Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nello stesso periodo sono stati segnalati anche 10 casi di infezione da virus Usutu, distribuiti tra Lombardia (6), Emilia-Romagna, Marche, Lazio e Piemonte (1 caso ciascuno).

Come sta cambiando la geografia del virus 

Francesco Vairo, direttore dell’unità operativa di sorveglianza e contrasto alle malattie infettive dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, ha osservato che il virus è passato da una presenza storicamente concentrata soprattutto in alcune aree del Nord a una circolazione ormai molto più ampia, che comprende anche Sardegna e Sicilia. La maggior parte delle infezioni resta asintomatica o provoca una forma febbrile; le manifestazioni neuro-invasive rappresentano una complicanza rara, che interessa circa l’1% degli infetti e colpisce soprattutto persone anziane o immunocompromesse. Al momento non sono disponibili terapie antivirali specifiche.

L’appello di Rappuoli: “Serve una difesa permanente”

In occasione del World Mosquito Day, celebrato il 20 agosto, Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, ha commentato l’evoluzione dello scenario epidemiologico: “Lo scenario è cambiato e dobbiamo prenderne atto preparandoci di conseguenza, anche grazie a conoscenze e tecnologie che ci permettono di farlo molto meglio rispetto al passato”. Secondo Rappuoli, West Nile e chikungunya sono ormai esempi concreti di come la geografia delle malattie infettive stia cambiando, complice la presenza dei vettori, la mobilità delle persone e la trasformazione delle condizioni ambientali.

La proposta di un centro permanente per la sicurezza sanitaria

“Non possiamo aspettare che il problema sia già arrivato”, ha affermato Rappuoli, ricordando come negli ultimi anni la sanità pubblica abbia dovuto confrontarsi con minacce differenti, da mpox ed Ebola fino a West Nile e chikungunya. “Le reti scientifiche e le capacità necessarie per rispondere a questi eventi non possono essere costruite durante una crisi, perché a quel punto abbiamo già perso un tempo prezioso”. Da qui la proposta di una capacità permanente di preparazione alle minacce emergenti, con personale, competenze e infrastrutture disponibili prima dell’emergenza: “Abbiamo assolutamente bisogno di un centro dedicato a prepararci a questi eventi, una struttura permanente che tuteli la sicurezza sanitaria nazionale”.

Il ruolo della ricerca e delle nuove tecnologie

Secondo Rappuoli, le biotecnologie hanno aumentato la velocità con cui è possibile conoscere un nuovo patogeno e costruire possibili contromisure, ma questo vantaggio richiede competenze e infrastrutture già disponibili in anticipo: “Oggi possiamo studiare un patogeno con una velocità e una precisione che non avevamo in passato. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possono accelerare ulteriormente questo processo, ma dobbiamo avere già costruito le competenze e le infrastrutture necessarie per utilizzarle”. La sfida, ha concluso, è prepararsi anche a minacce oggi non ancora identificabili: “Non possiamo sapere con certezza quale sarà la prossima minaccia, ma possiamo prepararci studiando le famiglie di patogeni che conosciamo e sviluppando piattaforme capaci di essere adattate rapidamente. Più conoscenza produciamo prima di una crisi, maggiore sarà la nostra capacità di rispondere quando servirà”.

CITATI: FRANCESCO VAIRO, RINO RAPPUOLI
TAG: ISS, VIRUS USUTU, VIRUS WEST NILE

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