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19 Febbraio 2024 Il ritorno anticipato del granchio blu alla predazione ha costretto i pescatori del polesine a sospendere le proprie attività per mancanza di vongole. Nel frattempo, il Governo ha stanziato dei contributi come sostegno

In Veneto, nella località di Porto Tolle, la nota attività di produzione delle vongole è stata sospesa per mancanza del prodotto. Causa di tale carenza è stato il risveglio anticipato del granchio blu, specie aliena ormai diffusissima, che con il caldo è tornata a predare i molluschi. Ne ha dato notizia Fedagripesca-Confcooperative, in rappresentanza delle 14 cooperative del Consorzio cooperative pescatori del Polesine.
La situazione
Il granchio blu è un crostaceo decapode che appartiene alla famiglia dei Portunidi. Originario delle coste atlantiche del continente americano, è considerato una specie aliena per i mari italiani, soprattutto nelle lagune tra l’Emilia-Romagna e il Veneto, dove si è rapidamente diffuso in questi anni.
In particolare, negli ultimi mesi ha invaso il delta del Po veneto, mettendo a dura prova l’ecosistema marino locale e tutti i settori a esso legati. Qui, infatti, si trovano molti allevamenti di molluschi – più della metà della produzione nazionale di vongole – dei quali il granchio blu si ciba, causando notevoli perdite economiche a tutti i pescatori. Tra le cause principali della sua diffusione, vi è l’aumento della temperatura dell’Adriatico.
La situazione più critica è stata riscontrata nella zona del Delta del Po dove molte Cooperative hanno dovuto fermare la pesca, causando un calo significativo alla produzione. Nel 2023, nella sola zona di Porto Tolle, l’allevamento delle vongole è diminuito del 95%.
I danni
“Una scelta che ci pesa molto ma inevitabile” ha dichiarato Luigino Marchesini, Presidente del Consorzio, in riferimento alla sospensione delle attività di pesca, chiedendo al Governo “la sospensione dei mutui e risolvere la questione previdenziale”.
Prima dell’arrivo del granchio blu, le vongole erano raccolte dalle cooperative che si alternavano tra di loro. All’epoca, ne venivano pescate 330 quintali, mentre ora si è arrivati a raccoglierne solo 7-8 e la situazione è critica anche in Emilia-Romagna, tra Goro e Comacchio, dove le cooperative che lavorano nelle aree dove l’acqua è più bassa cercano di tutelare la semina del novellame con delle recinzioni.
Anche Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca-Confcooperative, denuncia la gravità della situazione: “Visto che a oggi abbiamo perso oltre il 70% delle vongole, dobbiamo trovare il modo di convivere con questo nuovo scenario per salvare il futuro di imprese e lavoratori. E per farlo occorre mettere in atto una strategia in due step: ridurre il più possibile il granchio blu attraverso un’azione massiccia di raccolta e smaltimento e in contemporanea avviare uno studio che ci consenta di raccogliere informazioni utili a disegnare scenari di gestione per questa emergenza”.
“I cambiamenti climatici rendono complicato fare ipotesi sui comportamenti di questa specie che va ancora molto studiata” spiega Mattia Lanzoni, ricercatore in ecologia dell’Università di Ferrara. “È in grado di creare in mare colonie fino a 3 miglia dalla costa e nelle acque interne fino a 120 chilometri dalla foce di fiumi. In inverno l’attività predatoria del granchio blu diminuisce per ripatire a pieno regime con il caldo”.
Aiuti statali
Da venerdì 16 febbraio fino al 22 marzo è possibile fare richiesta per accedere al fondo di 10 milioni di euro messo a disposizione dallo Stato per limitare l’invasione del granchio blu.
Un modo per limitarne la proliferazione, infatti, è pescarlo, ma si tratta di un lavoro poco redditizio e difficilmente sostenibile senza un contributo dallo Stato.
Ai soldi messi a disposizione dallo Stato, inoltre, vanno aggiunti i fondi istituiti dalle Regioni Veneto ed Emilia-Romagna, che erano già intervenute nei mesi scorsi per garantire un sostegno economico ai pescatori.
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