Professione
11 Maggio 2023 Il Covid-19 non ha affatto mitigato il divario. Anzi. La pandemia ha esacerbato le diseguaglianze nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. La relazione della Commissione europea sul gender gap.

Gender gap: anche il Covid è stato impietoso, scavando un solco ancora più profondo tra i ricercatori. E lasciando ancora una volta indietro le donne e le categorie più fragili, già prima della pandemia erano meno visibili nelle carriere di ricerca.
Ecco quanto emerge da una nuova relazione del gruppo di esperti della Commissione europea sull'impatto del COVID-19 sulla parità di genere nella ricerca e nell'innovazione e intitolata: "The COVID-19 impact on gender equality in Research and Innovation".
Le evidenze sono chiare: la chiusura delle strutture di ricerca, la riduzione delle opportunità di networking, la sospensione della mobilità internazionale e i confini sfumati tra lavoro e vita privata hanno ribadito e sottolineato, ancora una volta, criticità e disuguaglianze di genere nel sistema di R&I. I segnali di questa disparità sono patenti: numerosi studi hanno infatti mostrato, una diminuzione della produttività accademica delle ricercatrici, in particolare di quelle all'inizio della carriera. Eppure, il problema non è stata una riduzione della domanda durante la pandemia. Anzi, il Covid ha aumentato la richiesta in molti settori. Compreso quello di Ricerca & Innovazione. Il vero problema è stato che le donne, in larghissima parte, ricoprono ruoli accademici meno prestigiosi e pertanto il loro contributo è stato meno richiesto. Qualche dato può illuminare ancora meglio il quadro. Risulta per esempio che sulle 1893 pubblicazioni correlate al COVID-19 nel 2020, il numero di articoli con primo autore una donna era del 19% inferiore a quello del 2019.A corroborare questi dati ecco un altro studio che evidenzia come gli articoli con primo autore un uomo siano aumentati del 14% nel primo anno di pandemia.
Un divario tangibile, dunque, che non si limita però alle pubblicazioni. Corollario di questa posizione professionalmente più defilata è stato infatti anche un aumento talmente sproporzionato delle responsabilità femminili attinenti alla gestione dell’ambito familiare e domestico, da erodere pesantemente il tempo a disposizione per condurre ricerche scientifiche. E questo ha inevitabilmente avvantaggiato gli uomini, molto meno coinvolti da questo meccanismo di caregiver.
A fronte di questi risultati, il rapporto offre una serie di raccomandazioni concrete e sollecita gli attori attivi nella ricerca e nell’innovazione e i decisori politici a mitigare gli effetti di genere della pandemia, anche attraverso programmi di finanziamento della ricerca mirati e la ridefinizione dei criteri di valutazione della ricerca.
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