Cani
27 Settembre 2022 Innesti allogenici a supporto della tenorrafia in caso di rottura del tendine di Achille: complicanze ed esiti.

Nel caso di rottura del tendine di Achille, molte sono oggi le tecniche chirurgiche descritte per riparare i danni. La più comune prevede la tenorrafia semplice nella posizione della lesione tendinea. Le percentuali di successo sono generalmente buone, ma possono arrivare fino al 70%. Si pensa quindi a ricorrere a materiali di supporto alla tenorrafia come l'uso di un tendine "artificiale" o di innesti muscolari, per esempio. Nonostante i successi, queste tecniche comportano anche dei rischi: quelle che utilizzano materiali artificiali pongono preoccupazione per la potenziale infezione e la necessità di una successiva rimozione, gli innesti di tessuto autologo creano potenzialmente ulteriore morbilità. Una soluzione potrebbe essere quella di ricorrere agli allotrapianti; già usati in umana. In questo caso parliamo di materiali biologici che possono essere colonizzati dalle cellule native e integrarsi con il tessuto circostante: un potenziale vantaggio rispetto agli impianti sintetici. Inoltre, in confronto ai tendini da autotrapianto, quelli da allotrapianto sono attraenti a causa della disponibilità immediata, della mancanza di morbilità associata al prelievo di tessuto autologo e della resistenza meccanica. Alla luce d queste peculiarità si è voluta studiare la praticabilità di questi allotrapianti a supporto delle rotture del tendine di Achille nei cani. Valutandone pro e contro (come costi aggiuntivi, o rischio di una risposta immunologica). Uno studio si è quindi posto l’obiettivo di riportare retrospettivamente le complicazioni e gli esiti delle riparazioni del meccanismo di Achille nei cani che sono stati integrati con l'uso di un allotrapianto SDFT o DDFT e protetti con un fissatore scheletrico esterno ibrido (ESF). Le cartelle cliniche sono state riviste per cani con rottura cronica o deterioramento del meccanismo di Achille. Il tessuto fibroso è stato asportato ed è stata eseguita la tenorrafia primaria o il riattacco del tendine/i al calcagno. La riparazione chirurgica è stata completata da un allotrapianto SDFT o DDFT e l'immobilizzazione postoperatoria è stata fornita utilizzando un fissatore scheletrico esterno ibrido transarticolare. Le complicazioni sono state classificate come: minori, maggiori o catastrofiche. La funzione è stata classificata come: completa, accettabile o inaccettabile, sulla base di linee guida stabilite. I risultati dello studio hanno mostrato che complicanze si sono verificate con 6 riparazioni su 12: di queste 1 classificata come minore, 6 come maggiori e 2 catastrofiche. Queste ultime, sono state una recidiva di iperflessione e una zoppia tarsale a 20 settimane e 18 mesi dopo l'intervento chirurgico. Dei 12 interventi chirurgici eseguiti, 2 hanno ripristinato una funzionalità piena, 8 accettabile e 2 inaccettabile. Alla luce di queste evidenze si è concluso che l'uso di alloinnesti SDFT o DDFT, insieme a un fissatore esterno, può fornire un tasso moderato di risultati funzionali completi o accettabili e sembra un trattamento praticabile. Tuttavia, le complicazioni erano frequenti e senza un gruppo di confronto non è possibile trarre conclusioni sull'inferiorità o superiorità di questa tecnica rispetto ad altre tecniche per la riparazione del meccanismo di Achille nei cani.
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