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Acquacoltura

05 Novembre 2026

Mortalità estive delle cozze in Veneto: l’IZSVe indaga le cause

Protozoi emergenti, fitoplancton sempre più discontinuo e acque più calde: il progetto coordinato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e finanziato dalla Regione mette insieme ricercatori e mitilicoltori per capire cosa indebolisce gli allevamenti


Mortalità estive delle cozze in Veneto: l’IZSVe indaga le cause

Negli allevamenti off-shore di mitili del Veneto le mortalità anomale estive sono diventate più frequenti. Per individuarne le cause e aiutare il comparto a prevenire i cali produttivi è partito MUSSEL-AID, progetto di ricerca coordinato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) che studia l’intreccio tra protozoi patogeni emergenti, disponibilità di alimento e condizioni ambientali. Le prime linee di collaborazione sono state discusse in un workshop tecnico-scientifico nella sede di Legnaro (Padova).

Perché muoiono le cozze negli allevamenti off-shore del Veneto

Il progetto riguarda il mitilo mediterraneo (Mytilus galloprovincialis) allevato al largo con il sistema long-line, dove gli episodi di mortalità anomala si concentrano soprattutto nei mesi estivi. Secondo l’IZSVe non esiste una sola spiegazione. Il quadro che emerge chiama in causa più fattori contemporaneamente: agenti infettivi di nuova diffusione, alterazioni nella disponibilità di nutrimento e condizioni ambientali sfavorevoli legate anche al clima. MUSSEL-AID è finanziato dalla Regione del Veneto con la DGR n. 499/2024, nell’ambito delle attività sostenute dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca relativo al periodo 2021-2027.

Haplosporidium e Perkinsus olseni: i protozoi segnalati dall’IZSVe

Negli ultimi anni, in alcuni eventi di mortalità, il Centro di referenza nazionale per lo studio e la diagnosi delle malattie dei pesci, molluschi e crostacei dell’IZSVe ha identificato protozoi patogeni emergenti del genere Haplosporidium. A questi si aggiunge Perkinsus olseni. Il protozoo è endemico nella vongola verace, ma nell’estate 2023 ha provocato per la prima volta infestazioni gravi anche nei mitili delle aree di allevamento venete. Entrambi rientrano tra i microrganismi che il progetto intende monitorare in modo sistematico.

Il ruolo del fitoplancton nella vulnerabilità dei mitili

Accanto ai patogeni, i ricercatori hanno osservato una presenza sempre più discontinua del fitoplancton, principale fonte alimentare delle cozze. Periodi prolungati di scarsa disponibilità di cibo possono indebolire i mitili e renderli, secondo l’Istituto, significativamente più esposti alle infezioni da protozoi. È cambiata anche la composizione delle comunità fitoplanctoniche: sono aumentate le specie di dimensioni diverse da quelle che i molluschi assimilano di solito, con possibili ripercussioni sull’effettiva capacità di alimentarsi.

Cosa prevede il progetto MUSSEL-AID

L’iniziativa coinvolge istituti scientifici, laboratori veterinari e imprese mitilicole della regione. Sul piano ambientale saranno studiate le fioriture microalgali e il loro effetto sulla salute dei mitili. Saranno inoltre stimati gli effetti dei fattori climatici e dell’aumento della temperatura del mare, e nelle aree di allevamento verranno misurati i parametri chimico-fisici con strumentazione multiparametrica. Sul piano sanitario è prevista la sorveglianza dei protozoi e degli altri microrganismi di nuova diffusione, compresi Haplosporidium e P. olseni. L’obiettivo finale è elaborare strategie per aumentare la capacità di adattamento dei mitili allevati e contenere i cali produttivi.

Stressor ambientali, dati satellitari e citizen science: il workshop di Legnaro

Al workshop organizzato nella sede centrale dell’IZSVe hanno partecipato l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), con la Struttura di Dinamica degli Ecosistemi ed Oceanografia Computazionale della Sezione di Oceanografia. Per l’IZSVe erano presenti l’Ufficio sistemi informativi geografici (GIS) e risposta alle emergenze, i laboratori di controllo dei prodotti ittici e dei molluschi bivalvi e di epidemiologia applicata all’ambiente acquatico, e il Laboratorio territoriale di Adria.

Al centro del confronto c’erano gli stressor ambientali, cioè i fattori fisici, chimici e biologici che condizionano crescita, sopravvivenza e produttività dei molluschi allevati: temperature elevate dell’acqua, variazioni di salinità, ipossia e scarsità di alimento. Si è discusso anche di come ampliare le informazioni disponibili per il settore. Una possibilità sono gli approcci partecipativi di citizen science, che coinvolgono direttamente i molluschicoltori nella raccolta di dati su ambiente e produzioni, da integrare con il monitoraggio istituzionale. Un’altra è l’uso dei dati di osservazione spaziale già esistenti, come i prodotti satellitari del programma europeo Copernicus. L’OGS ha infine presentato i propri modelli, che mettono in relazione lo stato di salute dei molluschi con i principali stressor. Questi strumenti possono aiutare a interpretare gli eventi di sofferenza e mortalità e a sviluppare sistemi di allerta precoce a supporto di allevatori e decisori pubblici.

TAG: COZZE, IZSVE, VENETO, MUSSEL-AID

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