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Camelidi

30 Ottobre 2026

MERS-CoV in Asia centrale, focolaio nei cammelli del Kazakistan

Uno studio pubblicato su Emerging Infectious Diseases documenta RNA virale in 38 cammelli sintomatici della regione di Mangystau, con ceppi affini a quelli della Penisola arabica. Nessun caso umano collegato


MERS-CoV in Asia centrale, focolaio nei cammelli del Kazakistan

Il coronavirus della sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV) non circola solo tra Penisola arabica e Africa. Nell’inverno 2025 un focolaio respiratorio ha colpito diversi allevamenti di cammelli nel sud-ovest del Kazakistan. I tamponi nasofaringei di 38 animali sintomatici sono risultati tutti positivi al MERS-CoV, ed è la prima evidenza molecolare di infezione attiva nel Paese. Il virus appartiene al clade B5, vicino ai ceppi che circolano oggi in Arabia Saudita. Gli autori chiedono una sorveglianza coordinata su animali e persone esposte in tutta l’Asia centrale.

Dove e quando è comparso il focolaio di MERS-CoV in Kazakistan

L’episodio è descritto in un dispatch pubblicato su Emerging Infectious Diseases, la rivista dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi. Il gruppo è guidato da Aidyn Kydyrmanov, responsabile del Laboratorio di ecologia dei virus del Research and Production Center for Microbiology and Virology di Almaty, e da Kobey Karamendin, dello stesso centro.

Alla fine di novembre 2025 alcuni allevatori della regione di Mangystau hanno segnalato una malattia respiratoria in più mandrie. La regione si trova nel sud-ovest del Paese, al confine con Turkmenistan e Uzbekistan, e ospita circa un terzo dei cammelli kazaki. Qui l’allevamento è estensivo, pastorale o seminomade, con spostamenti stagionali e mandrie miste di dromedari e cammelli battriani. Gli animali si concentrano su pascoli e punti d’abbeverata condivisi, e secondo gli autori questo può facilitare la trasmissione dei patogeni tra gruppi diversi. Dai questionari compilati da allevatori e veterinari sono emersi quadri simili in altre zone di Mangystau. Segnalazioni analoghe sono arrivate anche dalla regione del Turkistan.

Quali segni clinici hanno mostrato i cammelli

Il focolaio è iniziato con temperature sotto lo zero. Ha colpito soprattutto dromedari, ma anche cammelli battriani presenti nelle mandrie miste. Il quadro clinico comprendeva lacrimazione, scolo nasale e tosse intermittente, in soggetti giovani e adulti. Gli autori sottolineano la stagionalità insolita. Nelle aree endemiche i picchi vengono riportati più spesso nei mesi caldi, e resta da capire se il clima continentale influisca sulla stabilità del virus, sulla suscettibilità dell’ospite o sulla dinamica di trasmissione.

Come è stata confermata l’infezione

Tra l’1 e il 18 dicembre 2025 il gruppo ha prelevato tamponi nasofaringei da 38 cammelli sintomatici di diverse mandrie e nuclei familiari del distretto rurale colpito. Il campione corrisponde a circa l’1,2% dei 3.190 animali registrati nel distretto. Tutti i campioni sono risultati positivi in qRT-PCR su entrambi i target, la regione upE e l’ORF1a. I valori soglia di ciclo (Ct) mediani erano 29,31 per upE e 25,89 per ORF1a.

Per la diagnosi differenziale i ricercatori hanno cercato anche influenza A e D, paramyxovirus bovino ed herpesvirus, con esito negativo. Circa quattro mesi dopo hanno ricampionato 14 cammelli delle mandrie colpite, raccogliendo tamponi e siero. Tutti i tamponi erano negativi al MERS-CoV.

A quale lineaggio appartiene il virus kazako

Il genoma completo di un virus rappresentativo si colloca nel clade B5. Si raggruppa con ceppi isolati da cammelli in Arabia Saudita ed Egitto tra il 2023 e il 2024. Le sequenze complete del gene spike di quattro virus del focolaio rientrano nel sublineaggio B5-2023.4, insieme a ceppi sauditi contemporanei.

Nella proteina spike i virus kazaki condividono con i B5-2023.4 le sostituzioni P97L, G198D e L495P. Presentano inoltre la L450F, che gli autori non hanno trovato nei genomi pubblici analizzati. Sia L450F sia L495P si trovano nel dominio di legame al recettore. L’analisi di ricombinazione ha individuato due eventi putativi, in regioni sovrapposte a quelle già descritte nei B5 sauditi. In linea con la letteratura, gli autori precisano che i dati genomici disponibili non permettono di dedurre fenotipo o trasmissibilità del virus. Il significato delle mutazioni e delle ricombinazioni richiede ulteriori studi.

Perché il dato è nuovo per l’Asia centrale

Le ricerche precedenti in Kazakistan avevano dato risultati negativi o solo indiretti. Le indagini sierologiche del 2015 non avevano trovato tracce di infezione nei camelidi. Uno studio del 2022 aveva rilevato anticorpi reattivi verso MERS o coronavirus MERS-simili in dromedari e battriani, senza però una conferma molecolare. I test molecolari su 48 cammelli asintomatici della stessa popolazione nel 2020 erano risultati negativi. Lo stesso esito avevano avuto 13 campioni di animali sintomatici dello stesso allevamento nel 2023.

Secondo gli autori, il nuovo rilievo estende all’Asia centrale l’areale documentato di circolazione del virus. La positività di giovani e adulti è coerente con una trasmissione attiva all’interno delle mandrie. Anche gli adulti restano suscettibili a infezione e reinfezione, e le differenze di rilevamento tra classi d’età dipendono verosimilmente dall’immunità preesistente e dalla durata dell’eliminazione virale. Gli autori ammettono anche un possibile effetto del disegno dello studio, perché il campionamento si è concentrato su animali con sintomi acuti.

Esiste un rischio zoonotico per l’uomo

Non sono stati identificati casi umani di MERS legati al focolaio. Gli autori ricordano però che Mangystau è inserita nelle reti di movimentazione del bestiame tra Asia centrale e regioni vicine. Gli scambi di animali e i collegamenti crescenti con la Penisola arabica potrebbero favorire la diffusione transfrontaliera di patogeni zoonotici. Le sequenze disponibili non consentono di stabilire l’origine geografica del virus né la direzione dei suoi spostamenti.

Per questo il gruppo chiede una sorveglianza molecolare continuativa e una caratterizzazione genomica più ampia nei camelidi. Il monitoraggio dovrebbe estendersi alle persone esposte, in modo coordinato tra i Paesi dell’area. Lo studio è stato finanziato dal Comitato scientifico del Ministero della Scienza e dell’Istruzione superiore della Repubblica del Kazakistan.

TAG: ASIA CENTRALE, CAMMELLI, KAZAKHSTAN, MERS-COV

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