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21 Ottobre 2026

Cani di taglia grande, uno studio individua un invecchiamento molecolare più rapido

I cani di taglia grande tendono a vivere meno rispetto a quelli di piccola taglia. Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Science, individua una possibile spiegazione nelle modificazioni del DNA associate all'età


Cani di taglia grande, uno studio individua un invecchiamento molecolare più rapido

I cani di taglia grande hanno generalmente un'aspettativa di vita inferiore rispetto alle razze più piccole. Una differenza nota da tempo, le cui cause biologiche non sono ancora del tutto chiare. Per approfondire i meccanismi alla base di questo fenomeno, un gruppo di ricercatori statunitensi ha condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Science, dal quale emerge che i cani più grandi non sono soltanto esposti al rischio di sviluppare precocemente alcune malattie, ma presentano anche un invecchiamento più rapido a livello molecolare. In particolare, gli studiosi hanno individuato modificazioni del DNA associate all'età che progrediscono più velocemente negli animali di taglia maggiore, offrendo una possibile spiegazione della loro minore longevità e nuove prospettive per lo studio dei processi di invecchiamento.

L'analisi del DNA e le differenze tra taglie

I ricercatori hanno analizzato 1.640 profili di metilazione del DNA ottenuti da campioni di sangue di 894 cani domestici appartenenti a diverse razze. La metilazione è un processo che comporta modificazioni chimiche del DNA, senza alterarne la sequenza, e contribuisce a regolare l'attività dei geni. Alcune di queste modificazioni cambiano con l'età e possono quindi essere utilizzate per stimare l'invecchiamento biologico. Attraverso questi dati, gli studiosi hanno sviluppato un cosiddetto orologio epigenetico, capace di stimare l'età dei cani con un errore mediano inferiore a un anno. L'analisi ha mostrato che i cani di taglia grande presentano segnali di invecchiamento molecolare accelerato rispetto a quelli più piccoli. Inoltre, gli animali la cui età biologica risultava superiore a quella attesa mostravano un rischio maggiore di morte precoce. Uno degli autori dello studio, il professor Noah Snyder-Mackler dell'Arizona State University, ha spiegato che “i cani di grossa taglia generalmente non vivono quanto quelli piccoli, ma finora non era chiaro se le loro cellule invecchiassero realmente più velocemente oppure se sviluppassero semplicemente determinate malattie prima degli altri”.

Le modificazioni del DNA associate all'invecchiamento

Una delle osservazioni più significative riguarda alcune regioni del DNA che contribuiscono a mantenere inattivi particolari elementi genetici mobili, chiamati trasposoni, capaci di replicarsi e inserirsi in altre parti del genoma. Tra questi figurano gli elementi LINE1, normalmente tenuti sotto controllo attraverso la metilazione del DNA. La loro attivazione è stata associata a instabilità genetica, tumori e altre condizioni legate all'età. Nei cani più grandi, i ricercatori hanno osservato che la metilazione di queste regioni tende a ridursi più rapidamente con l'avanzare degli anni, suggerendo un progressivo indebolimento dei meccanismi che mantengono inattivi gli elementi genetici mobili. Secondo gli autori, questo risultato indica che la minore aspettativa di vita dei cani di grossa taglia potrebbe riflettere un'accelerazione dei processi molecolari dell'invecchiamento durante l'età adulta, e non soltanto una maggiore probabilità di sviluppare malattie in età avanzata.

Differenze tra maschi e femmine e ruolo della selezione delle razze

Lo studio ha rilevato anche differenze nell'invecchiamento molecolare tra cani maschi e femmine, soprattutto a livello del cromosoma X. Nei maschi sono stati osservati livelli di metilazione più elevati in corrispondenza degli elementi LINE1 presenti su questo cromosoma. Secondo i ricercatori, tuttavia, le differenze legate al sesso sembrano dipendere da meccanismi biologici distinti rispetto a quelli associati alla taglia corporea e richiedono ulteriori approfondimenti.

Un altro elemento considerato riguarda la selezione artificiale delle razze. Nel corso del tempo, gli esseri umani hanno favorito caratteristiche come la crescita rapida e le dimensioni elevate per ottenere cani adatti alla guardia, alla caccia o alla conduzione del bestiame. Secondo gli autori, questa selezione potrebbe aver comportato conseguenze sfavorevoli sulla longevità, manifestandosi soprattutto nelle fasi più avanzate della vita.

Le prospettive per la salute dei cani

I risultati potrebbero aprire nuove possibilità per comprendere e monitorare l'invecchiamento degli animali, individuando processi biologici sui quali intervenire prima della comparsa delle malattie. I ricercatori sottolineano tuttavia che la durata della vita non dipende da un unico meccanismo e che i cani di grossa taglia continuano a presentare rischi sanitari specifici legati alla razza e alle caratteristiche individuali. Lo studio non dimostra quindi che sia già possibile rallentare l'invecchiamento o prolungare la vita dei cani attraverso interventi terapeutici. Offre piuttosto nuovi elementi per comprendere perché le razze più grandi abbiano generalmente una vita più breve e per orientare le future ricerche sulla prevenzione delle malattie associate all'età.

https://www.science.org/doi/10.1126/science.aeb2986

Cristoforo Zervos

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