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16 Settembre 2026Un nuovo studio dimostra che il benessere dell’animale coinvolto negli interventi assistiti gioca un ruolo attivo nel determinarne l’efficacia: pochi minuti con cavalli e asini in miniatura migliorano l’umore degli adolescenti, soprattutto quando quest’ultimi sanno riconoscere i loro segnali comportamentali

Interagire con gli animali può far sentire le persone più calme e meno sole o ansiose. Un nuovo studio dell’Università della California, Davis, mostra che gli animali svolgono un ruolo attivo nel determinare l’andamento e gli esiti di queste interazioni. Trascorrere anche solo tre minuti con cavalli e asini in miniatura migliora l’umore degli adolescenti: i ragazzi coinvolti nello studio che hanno saputo cogliere i segnali del linguaggio corporeo degli equidi hanno mostrato una riduzione più marcata di solitudine e tristezza, anche quando questi segnali consistevano nell’animale che si allontanava. I risultati, pubblicati su Scientific Reports, offrono un nuovo quadro di riferimento per migliorare gli interventi assistiti dagli animali, sia per le persone che per gli animali stessi.
La maggior parte degli studi precedenti sugli Iaa si è concentrata sui benefici per l’uomo, trattando gli animali come partecipanti passivi.
“Non si può stare in un pascolo a osservare un bambino e un asino che interagiscono e pensare che solo uno dei due stia vivendo un’esperienza”, ha spiegato Rebecca Calisi Rodríguez, professoressa associata di neurobiologia, fisiologia e comportamento e direttrice del Green Care Lab della UC Davis. “Si osservano a vicenda, rispondono l’uno all’altra, entrambi fanno delle scelte. Questa consapevolezza è diventata il cuore del mio lavoro e il cuore di questo articolo".
La coautrice Claire Short, che ha progettato lo studio e oggi dirige il Green Care Lab, ha raccontato: “Avevo notato che i mini cavalli del nostro laboratorio reagivano in modo diverso a seconda di come li accarezzavo, e questo mi faceva sentire bene nel farli sentire bene. Poi, leggendo gli studi sugli interventi assistiti dagli animali, ho visto che i risultati non erano molto coerenti tra loro. Mi sono chiesta se ciò dipendesse in parte dal fatto che persone diverse interagiscono con gli animali in modi diversi”.
Per comprendere come la reciprocità plasmi le interazioni uomo-animale, i ricercatori hanno analizzato le interazioni tra 61 adolescenti e un piccolo gruppo di cavalli e asini in miniatura. Ogni adolescente ha trascorso tre minuti con il gruppo, composto da due cavalli in miniatura di nome Olivia e Randy e due asini in miniatura di nome Mary e Memphis.
Metà degli adolescenti è stata istruita ad accarezzare delicatamente la schiena degli animali, mentre l’altra metà è stata invitata a grattare con vigore il collo, imitando il modo in cui gli equidi si strigliano reciprocamente. Ai ragazzi è stato inoltre insegnato a riconoscere due segnali comportamentali equini: il movimento delle labbra, che indica piacere o gradimento, e l’allontanamento, che indica il desiderio dell’animale di avere spazio.
Secondo quanto riportato dagli adolescenti, cavalli e asini hanno mostrato il movimento delle labbra nel 75% delle interazioni con grattamento al collo, contro il 48% delle interazioni con carezza. Al contrario, gli animali si sono allontanati nell’89% delle interazioni con carezza, contro il 42% di quelle con grattamento.
Tutti i ragazzi hanno riportato un aumento della calma e una riduzione di nervosismo, tristezza, solitudine ed eccitazione, indipendentemente dal fatto che fosse stato assegnato loro il compito di accarezzare o grattare gli animali. Tuttavia, i partecipanti che hanno osservato il movimento delle labbra hanno mostrato riduzioni maggiori della solitudine, mentre, sorprendentemente, gli adolescenti che hanno osservato gli equidi allontanarsi hanno mostrato riduzioni maggiori della tristezza.
“Mi piace che questo risultato inatteso metta in discussione l’idea che un maggiore coinvolgimento dell’animale sia sempre meglio”, ha commentato Calisi Rodríguez. “Un’interazione significativa potrebbe non richiedere che l’animale si impegni con noi in modo continuativo. Vedere un animale esercitare una scelta – essere libero di avvicinarsi, restare o allontanarsi – può rendere l’interazione più autentica”.
“Questa è una storia sulla reciprocità” ha spiegato Calisi Rodríguez. “Se gli animali diventeranno partner sempre più importanti nel sostenere il benessere umano, allora comprendere il loro benessere non è solo una responsabilità etica: il nostro lavoro suggerisce che potrebbe essere parte integrante della comprensione del funzionamento di questi interventi”.
Rivelando che lo stile di interazione umano influenza il comportamento animale, che a sua volta influenza le emozioni umane, questi risultati potrebbero contribuire a progettare Iaa più efficaci.
“Alla fine, ciò che vogliamo sapere è se possiamo prevedere le condizioni in cui un’interazione risulta benefica per entrambe le specie”, ha concluso Calisi Rodríguez. “Mi piacerebbe vedere i programmi assistiti dagli animali diventare luoghi in cui le persone non si limitano a ricevere cure dagli animali, ma imparano anche a restituire cura”.
CITATI: CLAIRE SHORT, REBECCA CALISI RODRíGUEZSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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