Ricerca
28 Agosto 2026Un gruppo di ricercatori ha identificato nuovi siti bersaglio sulla nucleoproteina del virus della febbre emorragica Crimea-Congo: l’anticorpo 9D5 ha protetto i topi da un’infezione letale, aprendo la strada a possibili terapie anticorpali

Un nuovo approccio potrebbe aprire la strada allo sviluppo di terapie anticorpali contro la febbre emorragica Crimea-Congo (CCHF), infezione virale trasmessa principalmente dalle zecche del genere Hyalomma. Un gruppo di ricercatori della University of California, Riverside, ha identificato diversi siti della nucleoproteina (NP) del virus che possono essere riconosciuti da anticorpi protettivi. Tra questi, l’anticorpo 9D5 ha protetto i topi da un’infezione letale, mostrando attività anche nei confronti di diversi ceppi del virus. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications.
Il virus della febbre emorragica Crimea-Congo è considerato un patogeno ad alto rischio. La CCHF può iniziare con sintomi aspecifici e, nei casi più gravi, evolvere rapidamente verso manifestazioni emorragiche, danno d’organo e morte, con una letalità che può arrivare fino al 40%. Il virus è presente in diverse aree di Africa, Medio Oriente, Asia centrale e meridionale, Cina nord-occidentale ed Europa orientale e meridionale. La trasmissione avviene principalmente attraverso il morso di zecche infette, ma il virus può passare anche da persona a persona, soprattutto attraverso il contatto con sangue o altri fluidi biologici di pazienti infetti, esponendo in particolare gli operatori sanitari. Attualmente non esistono vaccini ampiamente approvati né trattamenti antivirali specificamente autorizzati.
Lo studio, coordinato da Scott Pegan, professore di Biomedical Sciences alla School of Medicine della University of California, Riverside, si concentra su una proteina interna del virus, la nucleoproteina. Il gruppo di ricerca aveva già osservato, in un precedente studio del 2024, che l’anticorpo 9D5 era in grado di proteggere i topi da un’infezione letale da CCHFV e di riconoscere la nucleoproteina di diversi ceppi virali. Il nuovo lavoro amplia queste osservazioni, identificando quattro regioni della NP a cui possono legarsi gli anticorpi, distribuite tra una regione definita “testa” e una regione “gambo”.
Tra gli anticorpi analizzati, il 9D5 è risultato quello con la maggiore capacità protettiva nei modelli murini, impedendo la progressione verso un’infezione letale e mostrando un potenziale di attività nei confronti di diversi ceppi di CCHFV. Attraverso la cristallografia a raggi X, i ricercatori hanno osservato nel dettaglio l’interazione tra 9D5 e la regione “testa” della nucleoproteina, rilevando che il sito riconosciuto dall’anticorpo presenta caratteristiche altamente conservate tra i diversi ceppi del virus. Secondo Pegan, questo elemento potrebbe risultare rilevante per lo sviluppo di trattamenti ad ampio spettro.
L’aspetto più originale dello studio riguarda le modalità con cui questi anticorpi sembrano agire. Non si tratta di anticorpi neutralizzanti nel senso classico del termine. Sebbene la nucleoproteina sia una componente interna del virus, teoricamente poco accessibile agli anticorpi, i ricercatori hanno osservato che può comparire sulla superficie delle cellule infettate, rendendo possibile il suo riconoscimento. Un possibile ruolo in questo meccanismo sarebbe svolto da TRIM21, proteina intracellulare coinvolta nella risposta immunitaria: gli anticorpi legati alla nucleoproteina potrebbero essere internalizzati insieme al bersaglio e interagire con TRIM21, favorendo la presentazione di frammenti della NP alle altre cellule del sistema immunitario e contribuendo alla rimozione delle cellule infette.
“È interessante perché si tratta di anticorpi non neutralizzanti”, ha spiegato Pegan. “Non funzionano come gli anticorpi che si legano a una proteina sulla superficie del virus e impediscono al virus di entrare nella cellula. In questo caso aiutano invece il sistema immunitario a mettere in atto una risposta efficace”.
Lo studio ha identificato anche altri anticorpi capaci di riconoscere ulteriori regioni della nucleoproteina, un risultato che potrebbe essere utile per progettare combinazioni di anticorpi dirette contro bersagli differenti.
“Un aspetto interessante è che abbiamo individuato altri siti che potrebbero avere un potenziale terapeutico ancora maggiore”, ha sottolineato Pegan. “Questa scoperta potrebbe essere particolarmente importante per sviluppare mix di anticorpi, nei quali più anticorpi colpiscono regioni diverse del virus o delle cellule infette”.
L’anticorpo 9D5 utilizzato nello studio ha origine murina e può essere direttamente candidato per la somministrazione nell’uomo: il suo valore consiste soprattutto nell’aver permesso di identificare le caratteristiche associate a un anticorpo protettivo. Il gruppo di ricerca punta ora a individuare anticorpi umani o umanizzati da sottoporre a ulteriori studi preclinici. Secondo i ricercatori, se i risultati degli studi preclinici e delle successive sperimentazioni cliniche saranno positivi, un trattamento anticorpale potrebbe arrivare ai pazienti nell’arco dei prossimi cinque anni.
Il lavoro potrebbe avere implicazioni che vanno oltre la febbre emorragica Crimea-Congo: l’idea di utilizzare proteine interne dei virus come bersagli terapeutici è stata esplorata anche per altri patogeni, tra cui il virus della febbre di Lassa.
CITATI: SCOTT PEGAN“Per decenni sono stati identificati anticorpi che si legano alle nucleoproteine, ma nella maggior parte dei casi questo veniva fatto a fini diagnostici”, ha osservato Pegan. “Non erano considerate un bersaglio terapeutico praticabile. Ora sappiamo che questa ipotesi era sbagliata”.
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito veterinario, iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
28/08/2026
Lo spin-off dell’Università degli Studi di Milano porta in clinica vent’anni di ricerca sui microRNA, con un primo test già disponibile per lo screening precoce della cardiopatia valvolare del...
A cura di Redazione Vet33
28/08/2026
Il Regolamento (Ue) 2026/1818 sul benessere e sulla tracciabilità di cani e gatti entra in vigore il 30 agosto 2026: standard comuni su allevamento, riproduzione, microchip e vendita online, con...
A cura di Redazione Vet33
28/08/2026
La Cassazione ha respinto il ricorso di un allevatore che chiedeva il risarcimento per la distruzione del proprio gregge, confermando che l’onere di identificare i cani aggressori e la loro...
A cura di Redazione Vet33
28/08/2026
La sorveglianza entomologica dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie registra per il 2026 una circolazione del virus West Nile superiore agli anni precedenti: 73 pool di zanzare...
A cura di Redazione Vet33

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)
Registrazione Tribunale di Milano n° 5578/2022 del 5/05/2022