Alert sanitari
27 Agosto 2026Alcuni casi di bluetongue osservati in Sardegna nel 2025 non corrispondevano ad alcun sierotipo noto. Il sequenziamento genomico condotto dall'IZS dell'Abruzzo e del Molise ha rivelato la presenza del BTV-5, mai segnalato prima in Europa, portando allo sviluppo di un nuovo test diagnostico specifico

Nell'estate 2025, alcuni casi di bluetongue osservati in Sardegna hanno presentato una caratteristica insolita: i campioni prelevati dagli animali risultavano positivi alla malattia, ma nessuno dei test utilizzati per identificare i sierotipi circolanti era in grado di attribuirli a una variante conosciuta del virus. Da questa anomalia è partita l’indagine che ha portato all'identificazione del BTV-5, sierotipo mai segnalato prima in Europa, condotta dal Reparto di Virologia, Colture Cellulari e Sviluppo Antigeni Virali dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise (Izsam). I risultati sono stati descritti in tre studi pubblicati sulla rivista Veterinaria Italiana.
La bluetongue, nota anche come febbre catarrale degli ovini, è una malattia virale che colpisce pecore, bovini e altri ruminanti. Non si trasmette all'uomo, ma può avere conseguenze rilevanti per la salute animale e per gli allevamenti. Il virus viene diffuso da piccoli insetti ematofagi del genere Culicoides, la cui presenza e distribuzione sono influenzate anche dalle condizioni climatiche.
Negli ultimi anni la situazione epidemiologica della malattia nel Mediterraneo è diventata sempre più articolata. “Tra il 2024 e il 2025 in Italia”, spiega la dottoressa Gloria Plebani, “hanno circolato contemporaneamente diversi sierotipi del virus, dando origine a un quadro caratterizzato da diverse introduzioni, co-circolazione di varianti differenti e frequenti scambi di materiale genetico tra ceppi diversi”. È proprio in questo contesto che alcuni campioni provenienti da pecore della Sardegna hanno attirato l'attenzione dei ricercatori.
I test diagnostici confermavano la presenza del virus, ma il tentativo di identificarne il sierotipo non dava risultato. Per comprendere cosa stesse accadendo è stato applicato il sequenziamento genomico, tecnologia che consente di leggere il patrimonio genetico presente in un campione biologico e di confrontarlo con le banche dati internazionali.
“I test di routine indicavano chiaramente la presenza del virus della bluetongue, ma non permettevano di attribuirlo a nessuno dei sierotipi attesi”, sottolinea il dottor Massimo Spedicato. “Il sequenziamento genomico ci ha consentito di ricostruire l'identità del virus e di riconoscere il BTV-5, mai segnalato prima in Europa”.
L'analisi del genoma ha mostrato che il nuovo virus appartiene al sierotipo 5 della bluetongue. Alcune sue componenti genetiche sono risultate molto simili a quelle di un ceppo identificato in Nigeria negli anni Ottanta, mentre altre sembrano derivare da virus circolati in Africa e in Europa nel corso degli ultimi decenni. Un mosaico genetico che riflette la notevole capacità evolutiva dei virus della bluetongue e la loro tendenza a scambiarsi segmenti genetici quando ceppi differenti si incontrano sullo stesso territorio.
La scoperta del BTV-5 ha offerto anche un nuovo elemento per comprendere le dinamiche di movimento di questi virus nel Mediterraneo. Le analisi condotte sui sierotipi 3, 4 e 8 circolanti in Italia mostrano una storia fatta di ripetute introduzioni, diffusione attraverso aree geografiche diverse e continua evoluzione genetica. In questo scenario, la Sardegna rappresenta un punto di osservazione privilegiato per individuare precocemente l'arrivo di nuovi virus o nuove varianti.
Una volta identificato il nuovo sierotipo, si è posto il problema di riconoscerlo rapidamente nei campioni provenienti dagli allevamenti. I test disponibili erano stati progettati per i sierotipi già noti e non erano in grado di distinguere il BTV-5. I ricercatori hanno quindi sviluppato e validato un nuovo test molecolare specifico, capace di rilevare con sensibilità e precisione il virus emerso in Sardegna.
“L'identificazione genomica è il primo passo”, aggiunge la dottoressa Andrea Palombieri. “Per la sorveglianza sul territorio servono però strumenti rapidi e applicabili su larga scala. Per questo abbiamo sviluppato e validato un test specifico in grado di riconoscere il nuovo sierotipo nei campioni provenienti dagli animali e di supportare le attività di monitoraggio”. Grazie a questo è stato possibile confermare la presenza del BTV-5 in numerosi campioni raccolti durante l'epidemia del 2025.
“La comparsa del BTV-5 conferma quanto il Mediterraneo rappresenti un'area strettamente connessa dal punto di vista epidemiologico”, commenta il dottor Ottavio Portanti. “La capacità di individuare rapidamente nuovi ceppi virali e seguirne la diffusione è oggi un elemento fondamentale per la tutela della salute animale”.
Il caso del BTV-5 dimostra come la sorveglianza veterinaria non consista soltanto nell'individuare una malattia, ma anche nel comprenderne l'identità genetica e seguirne l'evoluzione, in un Mediterraneo attraversato da continui movimenti di virus, vettori e animali.
CITATI: ANDREA PALOMBIERI, GLORIA PLEBANI, MASSIMO SPEDICATO, OTTAVIO PORTANTISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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