Gatti
02 Luglio 2026Al XXXIV Congresso SoIPa di Bologna, il professor Antonio Varcasia dell’Università di Sassari ha presentato i risultati del primo studio epidemiologico multimodale sulla filariosi cardiopolmonare felina in Sardegna. Lo studio conferma la circolazione del parassita nel gatto in area endemica e rafforza il ruolo della prevenzione

La filariosi cardiopolmonare circola nella popolazione felina della Sardegna in misura significativamente più ampia di quanto suggeriscano i soli test diagnostici tradizionali. È quanto emerge dallo studio Feline heartworm disease in endemic settings: an integrated diagnostic approach, presentato al XXXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Parassitologia (SoIPa) di Bologna, dal professor Antonio Varcasia del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari. Lo studio, frutto della collaborazione tra Università di Sassari, Sapienza Università di Roma, Clinica Veterinaria Nora di Cagliari e Boehringer Ingelheim Animal Health Italia, è stato accettato per la pubblicazione su Research in Veterinary Science e fornisce la prima valutazione epidemiologica della filariosi felina in Sardegna attraverso un approccio multimodale.
“Per molti anni la filariosi cardiopolmonare è stata considerata quasi esclusivamente una malattia del cane. Oggi sappiamo che non è così”, ha dichiarato Varcasia. Nel gatto la malattia è meno frequente ma molto più difficile da riconoscere: molti soggetti possono essere esposti al parassita senza che l’infezione venga facilmente identificata con i test diagnostici tradizionali. Lo studio conferma che anche in Sardegna, già nota come area endemica per la filariosi canina, il parassita circola nella popolazione felina.
In assenza di una terapia adulticida sicura ed efficace nella specie felina, la prevenzione assume un ruolo ancora più centrale rispetto a quanto accade nel cane. “Nel gatto non serve solo a evitare l’infezione, ma soprattutto a impedire lo sviluppo delle lesioni respiratorie che possono comparire già nelle fasi iniziali della malattia”, ha sottolineato Varcasia. Questo messaggio si applica anche ai gatti che vivono prevalentemente in casa nelle aree endemiche, categoria spesso percepita come a basso rischio.
La presentazione al SoIPa conferma la circolazione del parassita anche nel gatto in un territorio già noto come endemico per la filariosi canina; inoltre, emerge il valore della collaborazione tra ricerca accademica, clinici e industria nel supportare strategie di diagnosi e prevenzione più efficaci per le parassitosi emergenti.
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