Animali da Compagnia
07 Agosto 2026Dalla distinzione tra emergenza e urgenza all’ordine corretto dei test diagnostici, i principi per una visita oftalmologica efficace senza compromettere la valutazione del paziente

Nelle emergenze oftalmologiche, la tempestività dell’intervento è fondamentale, ma la necessità di arrivare rapidamente a una diagnosi non deve portare a trascurare un approccio sistematico e razionale. Concentrarsi esclusivamente sul problema più evidente può infatti impedire di individuare patologie concomitanti o ulteriori danni oculari, compromettendo la formulazione di una diagnosi e di una prognosi corrette.
Si parla di emergenza oftalmologica quando una patologia richiede un intervento immediato per preservare o recuperare la vista, mantenere l’integrità anatomica dell’occhio e gestire adeguatamente il dolore.
Un’urgenza oftalmologica, invece, non presenta necessariamente un rischio immediato, ma può evolvere in una condizione critica se non trattata in tempo. La gravità della situazione non va quindi valutata in base alla percezione del proprietario, ma alle effettive necessità cliniche del paziente.
Una valutazione in emergenza è indicata in presenza di:
● insorgenza improvvisa di cecità in uno o entrambi gli occhi;
● occhio chiuso e dolorante;
● comparsa rapida di opacità oculare, come presenza di sangue o colorazione bluastra della cornea;
● marcato arrossamento o gonfiore dell’occhio o delle strutture circostanti;
● trauma oculare associato a sanguinamento, lacerazioni o presenza di corpi estranei.
L’obiettivo principale, in caso di emergenza, è conservare o ripristinare la capacità visiva quando questa è compromessa. Se la funzione visiva non è a rischio, la priorità successiva diventa il mantenimento dell’integrità anatomica dell’occhio; infine va gestito il dolore, a tutela del benessere complessivo del paziente.
Prima di intervenire direttamente sull’occhio è necessario valutare se la visita o le manipolazioni possano aggravare la patologia in corso, bilanciando la necessità di esaminare il paziente con il rischio di provocare ulteriori danni. Quando necessario, va considerata preventivamente la possibilità di eseguire l’esame in sedazione.
Il medico veterinario deve valutare con attenzione le proprie competenze e i propri limiti: quando l’emergenza richiede conoscenze o procedure che esulano dalle proprie capacità, è opportuno considerare il riferimento a uno specialista, nell’interesse del paziente. In alcune condizioni, inoltre, può essere controindicato eseguire immediatamente determinati esami, come lo Schirmer Tear Test (STT) o la misurazione della pressione intraoculare (IOP) mediante tonometro ad applanazione. La scelta va sempre valutata in relazione alla specifica situazione clinica.
Sebbene la visita debba essere completa, in situazioni di emergenza l’ordine delle procedure può essere modificato in base al problema principale, alle priorità cliniche e all’esperienza dell’esaminatore.
Nei casi di trauma, ad esempio, è opportuno concentrarsi inizialmente sulla lesione principale: in presenza di un trauma corneale, la valutazione della capacità visiva e l’esame neuroftalmologico possono essere rimandati, dando precedenza all’esame della cornea.
Questo approccio consente di valutare tempestivamente il problema principale senza sottoporre il paziente a uno stress eccessivo, e permette di stabilire se sia necessaria la sedazione.
Anche quando l’ordine generale della visita viene modificato, alcuni esami vanno eseguiti secondo una sequenza precisa, poiché determinate procedure possono alterare i risultati dei test successivi.
Lo STT deve essere effettuato prima di qualsiasi manipolazione dell’occhio e prima dell’applicazione di colliri, per evitare di falsarne il risultato. La raccolta di materiale per l’esame colturale e l’antibiogramma dovrebbe avvenire, quando possibile, prima dell’utilizzo di coloranti vitali come fluoresceina e rosa bengala, o di altri farmaci, soprattutto se contengono conservanti, sebbene alcuni studi indichino che l’uso di anestetico locale, tropicamide e fluoresceina non modifichino in modo significativo il risultato colturale.
La dilatazione dell’iride, necessaria per esaminare correttamente la lente e il segmento posteriore dell’occhio, va effettuata solo dopo aver escluso eventuali controindicazioni, prestando particolare attenzione in presenza di sublussazione della lente evidente o di pressione intraoculare borderline o elevata. Se indicata, la gonioscopia va eseguita prima della dilatazione.
La gestione del paziente oftalmologico in emergenza richiede un equilibrio tra tempestività, completezza dell’esame e prudenza nelle manipolazioni. L’approccio deve essere personalizzato in base alla patologia, alle condizioni del paziente e alle possibilità terapeutiche, mantenendo sempre come priorità il benessere dell’animale.
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A cura di Grazia Lapaglia
CITATI: ADOLFO GUANDALINI, DANIELE SANTILLO, JOHN SAPIENZASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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