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Animali da Reddito

23 Febbraio 2026

Effetto Bouba-Kiki nei pulcini. Lo studio dell’Università di Padova dimostra associazioni innate tra suoni e forme

Pubblicata su Science la ricerca che evidenzia nei pulcini appena nati una predisposizione spontanea a collegare suoni come “Bouba” e “Kiki” a forme tondeggianti o spigolose, suggerendo un meccanismo percettivo condiviso tra specie

di Redazione Vet33


Effetto Bouba-Kiki nei pulcini. Lo studio dell’Università di Padova dimostra associazioni innate tra suoni e forme

Anche i pulcini appena nati associano spontaneamente suoni e forme in modo coerente con il cosiddetto effetto Bouba-Kiki, fenomeno già noto negli esseri umani. È quanto dimostra uno studio dell’Università di Padova pubblicato su Science, che evidenzia come questi animali, nei primissimi giorni di vita e con esperienza sensoriale minima, preferiscano forme appuntite quando ascoltano “Kiki” e forme tondeggianti quando sentono “Bouba”. I risultati suggeriscono l’esistenza di una predisposizione percettiva innata e non esclusivamente legata al linguaggio umano.

Lo studio 

La ricerca, intitolata Matching sounds to shapes: Evidence of the Bouba-Kiki effect in naïve baby chicks, è stata condotta dai dipartimenti di Psicologia Generale e di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova. Gli autori, Maria Loconsole, Silvia Benavides-Varela e Lucia Regolin, hanno indagato l’effetto Bouba-Kiki nei pulcini di pollo nei primi giorni dopo la schiusa, controllando in modo rigoroso le esperienze precedenti al test.
Negli esseri umani il fenomeno Bouba-Kiki consiste nella tendenza, osservata trasversalmente a culture e lingue diverse, ad associare il suono “Kiki” a forme appuntite e “Bouba” a forme tondeggianti. L’ipotesi centrale dello studio era verificare se tale associazione potesse emergere anche in specie non dotate di linguaggio, suggerendo un’origine percettiva più generale.

Metodologia sperimentale: addestramento e test di scelta

Nella prima fase dell’esperimento, pulcini di tre giorni sono stati addestrati ad aggirare un pannello con una forma ambigua, composta da elementi sia tondeggianti sia spigolosi, per ottenere una ricompensa alimentare, distinguendolo da un pannello neutro. L’obiettivo era indurre gli animali a scegliere il pannello con la forma secondo la regola “forma = cibo appetitoso”.

Successivamente i pulcini sono stati esposti a due nuovi pannelli: uno con contorno interamente appuntito e uno completamente tondeggiante. In 24 prove per ciascun animale, presentate in ordine casuale, veniva riprodotto alternativamente il suono “Kiki” o “Bouba” attraverso un altoparlante nascosto. I risultati hanno mostrato che i pulcini selezionavano più spesso la forma appuntita in presenza di “Kiki” e quella tondeggiante quando udivano “Bouba”.

Controllo di maturazione, esperienza e apprendimento

Per escludere il ruolo dell’apprendimento o dell’esperienza sociale, i ricercatori hanno introdotto ulteriori controlli sperimentali. I pulcini sono stati testati entro le prime 24 ore dalla schiusa (maturazione), prima di qualsiasi contatto con altri individui (esperienza sociale) e senza associazioni precedenti tra forma e ricompensa alimentare (apprendimento).

Alla nascita ogni pulcino veniva collocato in un’arena con uno schermo che mostrava per 30 minuti uno stimolo visivo composto da contorni sia arrotondati sia spigolosi, come fase di familiarizzazione. In seguito, veniva valutata la preferenza spontanea tra una forma tondeggiante e una appuntita, ciascuna abbinata alla riproduzione dei suoni “Bouba” o “Kiki”. Gli animali trascorrevano più tempo vicino alla forma congruente con il suono ascoltato, replicando il pattern osservato negli umani.

Evidenze di una predisposizione percettiva innata

I dati raccolti indicano che l’associazione tra suono e forma emerge in pulcini naïve, cioè con esperienza sensoriale limitata, suggerendo l’esistenza di un meccanismo percettivo di base non dipendente dal linguaggio. Questo rafforza l’ipotesi che il fenomeno Bouba-Kiki possa riflettere processi cognitivi condivisi tra specie diverse.

“I nostri risultati ci hanno permesso di dimostrare che non è necessario avere un cervello predisposto al linguaggio umano perché si creino delle associazioni tra suoni e forme” dice Maria Loconsole del dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova. “La ricerca evidenzia come esistano dei meccanismi percettivi semplici e basilari che sono condivisi tra diverse specie animali. Questo lavoro rappresenta un’importante punto di partenza per nuove ricerche sul fonosimbolismo nell’uomo, per capire come una predisposizione comune ad associazioni tra diverse modalità sensoriali possa aver svolto un ruolo particolare nel supportare l’emergere del linguaggio nella nostra specie”.

Implicazioni per lo studio del fonosimbolismo e del linguaggio

Lo studio apre nuove prospettive nella ricerca sul fonosimbolismo, ovvero la relazione sistematica tra suono e significato. Dimostrare che associazioni suono-forma emergono anche in specie non umane suggerisce che tali corrispondenze possano avere radici evolutive profonde, legate a modalità percettive comuni.

Comprendere queste predisposizioni multisensoriali potrà contribuire a chiarire come l’integrazione tra percezione uditiva e visiva abbia favorito l’emergere del linguaggio e della comunicazione simbolica nell’uomo, offrendo un modello comparativo utile per lo studio dei processi cognitivi condivisi tra specie animali.

CITATI: LUCIA REGOLIN, MARIA LOCONSOLE, SILVIA BENAVIDES-VARELA
TAG: EFFETTO BOUBA-KIKI, PULCINI, UNIVERSITà DEGLI STUDI DI PADOVA

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