Cani
16 Settembre 2024Le patologie mammarie nella cagna, come galattostasi e cisti, richiedono una diagnosi clinica attenta e trattamenti specifici per prevenire complicazioni gravi e garantire la salute dell’animale

Durante la vita di una cagna, la ghiandola mammaria può sviluppare diverse patologie – su base ormonale, infettiva e neoplastica – alcune delle quali possono avere conseguenze gravi se non diagnosticate e trattate tempestivamente. Per questo motivo è indispensabile includere tale organo nella visita clinica di una fattrice, e di tutte le pazienti, ogni volta che vengono in clinica.
Ma quali sono queste patologie? Le spiega nel dettaglio la dottoressa Maria Carmela Pisu nel volume Riproduzione del cane e del gatto, a firma della stessa dottoressa Pisu e della dottoressa Michela Beccaglia.
L’ispezione delle mammelle deve prevedere una valutazione visiva e un’attenta palpazione del tessuto di tutte le ghiandole e dei capezzoli per controllare l’eventuale presenza di noduli, infiammazioni o secrezioni anomale. Inoltre, va sempre effettuata la palpazione dei linfonodi regionali e dell’area circostante le mammelle. Se si evidenziano condizioni al di fuori della norma occorre procedere a ulteriori indagini diagnostiche.
In corso di lattazione, e più raramente durante la pseudociesi, è possibile che la cagna vada incontro a galattostasi, o ingorgo mammario. È una situazione nella quale la mammella produce importanti quantità di latte che però non vengono emesse e si accumulano prima nel seno lattifero e poi nel lume degli alveoli. L’ingorgo mammario può dipendere da alterazioni degli osti dei capezzoli o dei dotti papillari o essere secondario a mancata suzione in caso di cuccioli ipovitali, cucciolata ridotta o montata lattea prima del parto. La galattostasi risulta velocemente in una forma infiammatoria senza infezione e la sintomatologia inizialmente evidenzia mammelle edematose e spesso arrossate. La cagna si mostra fortemente infastidita dalla tensione e diventa riluttante all’allattamento, presto manifesta dolore intenso e si ha difficoltà all’eiezione del latte.
La diagnosi è clinica e si basa sull’evidenza dell’aumento importante di volume delle mammelle che risultano calde e dolenti, a volte arrossate ma senza alcun coinvolgimento sistemico né alterazioni da parte dei neonati.
La terapia della galattostasi prevede spugnature calde e fredde alternate, applicazione di pomate antiedemigene e somministrazione sistemica di antiedemigeni associata a mungitura per svuotare le mammelle. È inoltre importante, in caso di cucciolate ridotte, favorire la suzione di tutte le mammelle per evitare che alcune vadano incontro a stasi. Se l’ingorgo non viene risolto, a causa della contaminazione batterica in risalita dai capezzoli o da eventuali lesioni cutanee, è possibile che la situazione esiti in mastite.
Come nella donna, anche nella mammella della cagna si possono ritrovare cisti mammarie. Le cisti sono solitamente dilatazioni dei dotti o più raramente degli alveoli mammari contenenti liquido infiammatorio.
Possono essere semplici o complesse:
● cisti semplici, le più comuni, assomigliano ad acini d’uva, hanno forma regolare e pareti lisce e sottili;
● cisti complesse, appaiono come gruppi di piccoli noduli separati da setti.
All’interno di cisti di grandi dimensioni è possibile ritrovare anche tessuto solido, solitamente di origine fibrosa. Sono formazioni benigne che possono regredire spontaneamente e che sono ormone-dipendenti (hanno azione sia gli estrogeni sia il progesterone). Un particolare tipo di ciste mammaria, la più frequente, è la cisti lattea che si può riscontrare in corso di lattazione, post allattamento o in cagne in pseudogravidanza. Le cisti lattee sono solitamente multiple e localizzate in più mammelle, spesso quelle da cui i neonati poppano meno. Sono causate dalla dilatazione con ostruzione di un dotto in cui ristagna il latte, conseguenza del cosiddetto ingorgo mammario.
La diagnosi si basa sul rilievo alla palpazione di nodularità con consistenza fluttuante e sull’esame ecografico che evidenzia le cavità a contenuto anaecogeno e spesso cellulare.
La terapia si basa sull’aspirazione delle cisti di calibro superiore a 1 cm, sulla somministrazione di antiedemigeni e antinfiammatori e, solo se necessario, di farmaci antiprolattinici.
Per approfondire e conoscere tutte le problematiche che possono coinvolgere la mammella leggi il volume Riproduzione del cane e del gatto.
A cura di Grazia Lapaglia
CITATI: MARIA CARMELA PISU, MICHELA BECCAGLIASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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