Cani
12 Ottobre 2023 I cani affetti da otite esterna mostrano differenze nel microbiota del loro canale uditivo rispetto ai cani sani. Nuovi studi cercano trattamenti innovativi per riequilibrare la flora batterica

La comprensione dettagliata delle differenze riscontrate nel microbiota del canale uditivo di cani affetti da otite esterna e cani sani ha aperto la strada a trattamenti innovativi per riequilibrare la flora batterica. Lo studio condotto da un team di ricercatori giapponesi.
Una recente ricerca condotta da Tomoko Kasai della Toho University School of Medicine di Tokyo e pubblicata sul Journal of Applied Microbiology ha portato alla luce queste scoperte.
Otite esterna: lo stato attuale
L’otite esterna, un’infiammazione dell’orecchio esterno, colpisce il 10-20% della popolazione canina. Molte sono le cause sottostanti, ma Staphylococcus pseudintermedius è stato identificato nel 70% dei casi, rendendolo il principale obiettivo terapeutico. Nel passato, le indagini si sono concentrate sulle colture batteriche, tralasciando batteri “non coltivabili”. Oggi, applicando tecniche metagenetiche avanzate, come il next-generation sequencing, si è potuto studiare il microbiota interno del canale uditivo.
Lo studio
Lo studio ha preso in esame 23 cani con otite e 10 sani, e ha mostrato una biodiversità batterica piuttosto ridotta. Sono stati identificati 29 phyla e 225 generi in entrambi i gruppi, ma mentre nel gruppo sano dominava Proteobacteria, nei cani con otite prevaleva il phylum Firmicutes.
A livello di genere, Staphylococcus infatti ha registrato una presenza significativamente maggiore nel gruppo con otite (43,3% vs 14,7%). Andamento contrario per Acinetobactor (0,2% vs 4,8%) ed Enhydrobacter (0,1% vs 2.0%).
Non sono state trovate associazioni significative tra il profilo batterico e la gravità dell’otite esterna, anche se Arcanobaterium ha mostrato un’espressione significativamente maggiore nel sottogruppo più grave (1.2% vs < 0.01%).
Conclusione
La presenza di otite esterna influisce sulla struttura del microbioma dell’orecchio, modificandone la composizione e l’attività. Pertanto, un intervento specifico volto a ristabilire l’armonia naturale potrebbe costituire un approccio terapeutico innovativo.
A cura di Francesca Innocenzi
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