Animali da Compagnia
09 Febbraio 2022 Un nuovo rapporto condotto dal Royal Veterinary College (RVC) e pubblicato dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), evidenzia come il contatto e il commercio di animali domestici e dei loro prodotti sono tra le fonti più frequenti di malattie umane ricorrenti
Il rischio di trasmissione delle malattie risiede in tutte le tipologie di rapporto uomo-animale. Tuttavia il rapporto evidenzia come nel 99% dei casi la trasmissione sia avvenuta da animali domestici e dai loro prodotti. Responsabile sia la trasmissione diretta sia il tramite di cibo, acqua o insetti. Per affrontare e ridurre al minimo i rischi per la salute umana legati agli animali domestici e selvatici, il rapporto evidenzia diverse raccomandazioni, tra cui, in primis, un approccio olistico di One Health, in grado di rilevare, monitorare, prevenire e controllare le malattie infettive nelle popolazioni umane e animali e che tenga conto delle numerose interazioni tra di esse. Un altro accorgimento fondamentale è quello di una migliore sorveglianza delle infezioni e degli eventi di zoonosi da cui non possono prescindere migliori servizi igienico-sanitari e controlli regolari sulla salute degli animali nei mercati della fauna selvatica almeno secondo gli stessi standard utilizzati per commercio di animali domestici. Inoltre, evidenzia lo studio, andrebbero ripensati gli attuali sistemi di produzione, le pratiche di sfruttamento delle risorse naturali e degli animali (domestici, d'allevamento e selvatici) e le disuguaglianze sistemiche nell'accesso all'assistenza sanitaria per ridurre il rischio di future pandemie. Di pari passo con questa misura, infine, viene proposto di ridurre la dipendenza dell'alimentazione umana dai sistemi di produzione alimentare intensiva di origine animale. Scelte importanti su cui spinge a riflettere la conclusione di Hernan Caceres-Escobar, coautore dello studio, scienziato dell'RVC, Università Sapienza di Roma e del Gruppo IUCN SSC Wildlife Health Specialist Group, ha dichiarato: “Sebbene storicamente molte malattie possano aver avuto origine dalla fauna selvatica, le prove disponibili indicano chiaramente le interazioni degli animali domestici come una fonte molto più significativa di zoonosi negli esseri umani. Se continuiamo ad aumentare la nostra produzione di alimenti di origine animale, non solo aumenteremo la perdita di biodiversità, ma aumenteremo anche il rischio di future pandemie. Dobbiamo ripensare il modo in cui interagiamo con il mondo naturale e preservare gli ecosistemi che fungono da barriere ecologiche naturali che mantengono l'equilibrio tra esseri umani, animali domestici e fauna selvatica».
Scarica qui il rapporto completo: https://doi.org/10.2305/IUCN.CH.2022.01.en
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