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23 Luglio 2026

Sanità pubblica, Grasselli (Fvm): Al limite della rottura il patto con i sanitari

Il Presidente della Federazione Veterinari e Medici critica l’aziendalizzazione del SSN, la mancata valorizzazione del personale sanitario e l’ipotesi di abolizione dell’esclusività di rapporto, lanciando un appello a una riflessione sindacale unitaria

di Redazione Vet33


Sanità pubblica, Grasselli (Fvm): Al limite della rottura il patto con i sanitari

Il presidente della Federazione Veterinari e Medici (FVM), Aldo Grasselli, interviene con un editoriale sulle condizioni di lavoro nella sanità pubblica italiana, nel pieno dello sviluppo della contrattazione collettiva nazionale per il personale del SSN, sia per il comparto sia per la dirigenza.

Un patto d’alleanza al limite della rottura

Secondo Grasselli, il tradizionale patto che garantiva al personale sanitario “di lavorare in un contesto di prestigio, per un ruolo di elevato valore sociale, con un trattamento soddisfacente per mantenere dignitosamente una famiglia, opportunità per chi merita di avere una carriera, la consapevolezza di poter dare un contributo fondamentale alla società” si starebbe progressivamente sgretolando. Il presidente FVM sottolinea come i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) vengano “considerati raggiunti anche quando si attestano su un 60% di reale erogazione”, ben al di sotto del 100% che dovrebbe caratterizzare una prestazione essenziale, mentre le liste d’attesa rappresentano, a suo giudizio, “penose rappresentazioni della domanda di salute dirottata sul privato”.

La critica all’aziendalizzazione e al federalismo sanitario

Grasselli ripercorre criticamente le tappe che avrebbero trasformato la sanità pubblica da diritto costituzionale a “somma di prestazioni”: l’aziendalizzazione delle USL, l’introduzione del finanziamento a prestazione con i DRG (DM 15 aprile 1994), la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 che ha reso la tutela della salute materia di “legislazione concorrente”, e il federalismo fiscale del 2011 con l’istituzione dei piani di rientro. 

Il presidente FVM richiama i quattro principi cardine del SSN istituito dalla Legge 833/1978 – universalismo, uguaglianza, globalità ed equità – segnalando che, in un Paese in cui “il 45% dei cittadini non paga di tasse nemmeno la quota pro capite della spesa sanitaria”, si possa parlare solo di iniquità.

Sei esempi di mancata valorizzazione del personale sanitario

Nell’editoriale, Grasselli elenca sei elementi che a suo avviso dimostrerebbero un’azione contraria alla valorizzazione del personale sanitario: 

  1. il blocco decennale della contrattazione e degli stipendi con il conseguente azzeramento delle prospettive di carriera; 
  2. l’applicazione ai dirigenti sanitari di una normativa burocratica (D.lgs 165/2001) definita incompatibile con il mondo attuale della sanità pubblica; 
  3. la crescita del ricorso ai medici a gettone, remunerati secondo Grasselli in misura sproporzionata rispetto ai dipendenti strutturati; 
  4. la mancata retribuzione delle ore di lavoro extra orario ai dipendenti;
  5. la sistematica trasformazione delle ore per contratto dedicate alla formazione in ore assistenziali; 
  6. e infine l’ipotesi di abolizione dell’esclusività di rapporto per i medici e i sanitari, che Grasselli definisce “l’ultima dose di anestetico per evitare la fuga in massa dal SSN”.

Il rischio di una sanità legata al reddito

Sul tema dell’esclusività, Grasselli invita a una riflessione seria piuttosto che a “una sparata preelettorale o una contrapposizione ideologica da curva sud/nord”, ponendo una domanda diretta: se ai medici si prospetta come alternativa quella di “farsi pagare da chi ha bisogno e se lo può permettere”, la salute rischia di non essere più un diritto costituzionale ma “una possibilità legata al reddito”.

Le responsabilità di Aran, Regioni e Governo

Il presidente FVM osserva che l’Aran agisce la negoziazione secondo quanto disposto dai datori di lavoro, ovvero Regioni e Governo, che a suo giudizio “stanno perdendo tempo prezioso per mettere in sicurezza la sanità pubblica”. Grasselli critica, inoltre, l’assenza di “un pensiero organico” da parte delle Regioni, rimaste secondo lui “in ostaggio del MEF” nella negoziazione del Fondo sanitario nazionale. Cita a questo proposito i dati del DFP 2026, secondo cui la spesa sanitaria pubblica è destinata a crescere dai circa 141,5 miliardi di euro previsti per il 2025 a oltre 159 miliardi nel 2029, pur restando il rapporto spesa sanitaria/PIL stabile intorno al 6,4%.

L’appello a una sintesi sindacale unitaria

Grasselli conclude l’editoriale con un appello a una “riflessione intersindacale unitaria” per definire un posizionamento comune sui temi fondamentali della sanità pubblica, avvertendo che, in assenza di una sintesi condivisa tra le diverse organizzazioni, “la sanità pubblica sarà priva di tutori consapevoli e sarà fatta a brandelli”.

CITATI: ALDO GRASSELLI
TAG: ARAN, CCNL, DIRIGENTI, ESCLUSIVITà, FVM, LEA, SANITà PUBBLICA, SANITà PUBBLICA VETERINARIA, SINDACATI, SSN

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