Professione
18 Dicembre 2024L’episodio è avvenuto nella ASL 5 di Oristano durante un controllo ufficiale presso un allevamento. Il caso evidenzia le crescenti minacce e aggressioni subite dai medici veterinari durante le attività di controllo, nonostante le richieste di maggiore sicurezza da parte del SIVeMP

Un’altra grave aggressione ai danni di un medico veterinario del Servizio Sanitario Nazionale si è verificata in Sardegna, durante un controllo ufficiale presso un allevamento nel territorio della ASL 5 di Oristano. Nonostante la presenza di due agenti tecnici, il veterinario è stato minacciato e aggredito fisicamente dal detentore degli animali, che ha anche distrutto gli strumenti di controllo. L’equipe è riuscita a fuggire solo dopo un rocambolesco tentativo di chiamare aiuto, reso impossibile dall’assenza di rete telefonica nella zona. L’episodio riaccende i riflettori sulle gravi condizioni in cui operano i veterinari.
In Sardegna nel territorio della ASL 5 di Oristano durante un controllo ufficiale presso un allevamento si è verificata l’ennesima aggressione a un medico veterinario. Il professionista, già allertato da comportamenti minacciosi tenuti durante il preavviso telefonico di 48 ore previsto dalla norma, e avendo ricevuto minacce anche presso la sua abitazione, si è recato nel luogo accompagnato da due agenti tecnici.
Nonostante la presenza dell’equipe, il detentore degli animali ha rifiutato il controllo, minacciato il veterinario e, riuscendo a impossessarsi degli strumenti necessari per il controllo – nello specifico il lettore dei boli ruminali – ha sbattuto violentemente l’attrezzatura su un sasso, distruggendola.
Nella concitazione, il veterinario ha cercato di telefonare ai carabinieri per chiedere aiuto, ma l’aggressore si è avventato su di lui riuscendo a sottrargli anche il telefono. Aiutato dai tecnici, il professionista è riuscito a reimpossessarsi del telefono e l’equipe è riuscita a raggiungere l’auto e a scappare.
Questa la sintesi dei fatti, che sono stati denunciati con un ritardo di qualche giorno a causa di un incomprensibile diniego da parte di una caserma di carabinieri a ricevere la denuncia. Nella zona dove è accaduto il fatto, inoltre, proprio quel giorno non c’era ricezione telefonica; e neanche durante la fuga, l’equipe è riuscita ad allertare i carabinieri per un intervento immediato.
Il fatto, ancora una volta, ripropone le difficoltà in cui quotidianamente operano i medici veterinari durante i controlli ufficiali: spesso si recano soli in territori lontani, in zone di pianura o di montagna dove le reti telefoniche sono insufficienti e rimangono isolati e alla mercè di malintenzionati.
Poiché i controlli ad esito sfavorevole, nei casi più gravi, possono comportare oltre che sanzioni economiche anche la perdita di sovvenzioni comunitarie e talvolta il riscontro di irregolarità di tipo fraudolento, questi possono scatenare reazioni aggressive da parte dei detentori degli animali verso i professionisti che sono del tutto inermi.
I rischi legati allo svolgimento delle attività veterinarie da tempo sono stati portati all’attenzione della politica, nel tentativo di risolvere il problema della sicurezza, ma i provvedimenti di legge adottati si sono finora rivelati del tutto insufficienti rispetto ai reali rischi della categoria.
Anche il d.vo 137/24 di recente approvazione, che prevede l’arresto in flagranza o in differita, potrebbe trovare applicazione solo per episodi che si verificano all’interno di strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche e private dotate di sistemi di videosorveglianza o comunque di sistemi che diano prova inequivocabile del fatto accaduto, ma potrebbe risultare pressoché inutilizzabile in assenza di dette prove e quindi per chi lavora in contesti territoriali tra i più disparati.
Lascia sconcerto il fatto che a distanza di una settimana dai fatti accaduti non si abbiano notizie di iniziative dell’Asl di appartenenza, come se tali fatti riguardassero la sfera privata del professionista e non l’aspetto istituzionale che egli rappresenta.
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