Ambiente
09 Dicembre 2025Al via una campagna globale per valorizzare i pastori e i pascoli, che coprono metà della superficie terrestre e custodiscono ecosistemi fondamentali contro crisi climatica e degrado del suolo

I pascoli coprono circa il 50% della superficie terrestre e custodiscono una parte rilevante delle riserve globali di carbonio del suolo. Con il lancio dell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori 2026 (IYRP 2026), la Fao accende i riflettori sul ruolo centrale dei sistemi pastorali per la sicurezza alimentare, la tutela della biodiversità e la resilienza ai cambiamenti climatici, in un contesto in cui siccità, inondazioni e degrado dei suoli minacciano questi ecosistemi strategici.
Dalle steppe dell’Asia centrale alle savane africane, dalle catene montuose europee alle Ande sudamericane fino alle Grandi Pianure nordamericane, i pascoli costituiscono uno degli ecosistemi più estesi e meno conosciuti del pianeta. Questi territori non sono semplicemente aree destinate al pascolo, ma sistemi complessi in grado di fornire servizi ecosistemici essenziali: stoccaggio del carbonio, regolazione delle risorse idriche, conservazione della biodiversità e prevenzione dell’erosione del suolo.
In questi ambienti operano comunità di pastori che gestiscono circa un miliardo di animali a livello globale, tra ovini, caprini, bovini, camelidi, cavalli, yak, renne e bufali. Il loro lavoro contribuisce in modo diretto alla sicurezza alimentare di milioni di persone e alla trasmissione di conoscenze tradizionali fondamentali per la gestione sostenibile delle risorse naturali.
Nonostante la loro importanza, i pascoli sono sempre più sotto pressione. Siccità prolungate, eventi alluvionali estremi, avanzamento della desertificazione e competizione con altri usi del suolo stanno riducendo la superficie e la qualità di questi ecosistemi.
Le stime internazionali indicano che una quota significativa delle riserve di carbonio organico presenti nei suoli dei pascoli risulta già degradata. Questo fenomeno non riguarda solo l’ambiente, ma ha ricadute dirette sulla capacità produttiva dei territori, sulla disponibilità di acqua e sulla sopravvivenza delle comunità pastorali.
Con l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, la Fao punta a rafforzare il riconoscimento del ruolo sociale, economico e ambientale dei sistemi pastorali. L’iniziativa mira a promuovere politiche pubbliche più inclusive, investimenti mirati nel ripristino degli ecosistemi degradati e una governance più responsabile delle terre destinate al pascolo.
Particolare attenzione è rivolta al coinvolgimento di donne e giovani delle comunità pastorali nei processi decisionali, per garantire che le scelte sul futuro dei territori tengano conto delle conoscenze locali e dei bisogni reali delle popolazioni che li abitano.
“Dobbiamo ascoltare e incoraggiare donne, giovani e organizzazioni pastorali a partecipare alle decisioni che plasmano le loro terre e i loro mezzi di sussistenza", ha detto il Direttore generale della Fao, QU Dongyu, lanciando l’iniziativa. “Troppo spesso, le loro voci rimangono inascoltate o ignorate e il loro contributo sottovalutato”. L’impegno è “salvaguardare i pascoli attraverso una governance responsabile, il ripristino e gli investimenti, e sostenere le persone che li gestiscono. Per tutto l’anno, la Fao sarà a stretto contatto con i governi e tutti i partner per promuovere questo lavoro nell’ambito dell’obiettivo generale dei Quattro Migliori: migliore produzione, migliore nutrizione, migliore ambiente e una vita migliore, senza lasciare indietro nessuno”.
Nel corso del 2026, la Fao coordinerà iniziative con governi, istituzioni e partner internazionali per mostrare il contributo concreto di pascoli e pastori alle economie rurali resilienti, alle strategie di adattamento climatico e alla conservazione degli ecosistemi.
L’Anno Internazionale, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nasce grazie alla promozione della Mongolia e al sostegno di oltre 60 Stati membri. Eventi, mostre e attività divulgative accompagneranno il percorso, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza globale su un patrimonio naturale e culturale spesso invisibile ma essenziale per il futuro del pianeta.
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