Professione
13 Aprile 2023 Con 243 voti a favore e nessuno contrario si conclude l’iter dell’equo compenso. Dubbi del Pd che si astiene.
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Via libera definitivo (e quasi all'unanimità) della Camera alla legge sull'equo compenso. I voti a favore sono 243, nessun voto contrario, 59 gli astenuti. Con il secondo passaggio alla Camera, dopo la modifica procedurale del Senato, si conclude così un iter piuttosto travagliato che era iniziato la scorsa legislatura. La legge, che si compone di 13 articoli, interviene sulla disciplina in materia di equo
compenso delle prestazioni professionali rese nei confronti di particolari categorie di imprese, con la finalità di rafforzare la tutela del professionista. Perché sia considerato equo il compenso – specifica l’articolo 1 - deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto e al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale, nonché conforme ai parametri per la determinazione dei compensi previsti dalla legge.
E’ poi l’articolo 2 a stabilirne l’ambito applicativo: ovvero le attività professionali che hanno ad oggetto la prestazione d'opera intellettuale di cui all'art. 2230 c.c.; trovano fondamento in convenzioni; sono svolte in favore di imprese bancarie e assicurative (e loro controllate e mandatarie), nonché di imprese che nell'anno precedente al conferimento dell'incarico hanno occupato alle proprie dipendenze più di 50 lavoratori o hanno presentato ricavi annui superiori a 10 milioni di euro. Limiti su cui il Pd non si trova d’accordo. Infatti, come ricordato da Federico Gianassi capogruppo dem in commissione Giustizia, il suo partito aveva avanzato ulteriori richieste. Come, in primis, quella di estendere la platea delle imprese obbligate a riconoscere l'equo compenso, abbassando i limiti dimensionali ed estendo l'obbligo anche alle società di riscossione. Non basta, era stata avanzata pure la richiesta di cancellare le sanzioni al professionista che è parte debole del rapporto e non può essere pure sanzionato se non gli viene riconosciuto un equo compenso.
Tra le novità introdotte dalla legge ricordiamo infine la possibilità di tutelare i diritti individuali omogenei tramite una class action (art. 9) e l’istituzione, presso il Ministero della giustizia dell’Osservatorio nazionale, che ha il compito di vigilare sul rispetto della legge, esprimere pareri o formulare proposte sugli atti normativi che intervengono sui criteri di determinazione dell'equo compenso o disciplinano le convenzioni (art.10).
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