Influenza aviaria
03 Novembre 2026Il virus, genotipo B3.13, è emerso dai controlli di routine sul latte. Intanto nello Stato di Washington gli allevamenti infetti salgono a 40 in meno di un mese, quasi tutti nella contea di Yakima

L’influenza aviaria ad alta patogenicità raggiunge per la prima volta gli allevamenti bovini da latte dell’Indiana. Il 2 novembre i National Veterinary Services Laboratories (NVSL) dell’Animal and Plant Health Inspection Service (APHIS), agenzia del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA), hanno confermato tramite PCR la presenza di H5N1 genotipo B3.13 in una mandria dello Stato. Il virus non è stato intercettato dai controlli pre-movimentazione ma è stato individuato dalla sorveglianza ordinaria sul latte.
La positività è emersa dai campionamenti previsti dalla National Milk Testing Strategy, il programma federale di monitoraggio del latte. Non è quindi arrivata dalla sorveglianza legata agli spostamenti di animali. APHIS ha avviato con l’Indiana State Board of Animal Health, l’autorità veterinaria statale, ulteriori indagini in azienda, test diagnostici e una raccolta di dati epidemiologici. L’obiettivo è ricostruire l’origine dell’introduzione e contenere un’eventuale diffusione ad altri allevamenti.
Secondo l’USDA, dall’inizio dell’epidemia nel marzo 2024 i bovini da latte risultano infetti in 21 Stati in totale. L’agenzia sottolinea che nel corso di quest’anno il virus è comparso anche in Stati in precedenza indenni, e l’Indiana si aggiunge a questo elenco. Per il bestiame dello Stato si tratta del primo caso di HPAI mai segnalato.
La conferma in Indiana arriva mentre la situazione sta peggiorando anche altrove. Sulla base della dashboard USDA, ci sono altri 6 allevamenti infetti nello Stato di Washington. Il totale dall’8 ottobre sale così a 40, e tutti tranne uno si trovano nella contea di Yakima. Si segnalano anche 3 infezioni umane confermate nello Stato di Washington, una delle quali con esito fatale. Si tratta della prima mandria infetta notificata dal Colorado dopo quasi due anni. Tutti questi eventi si sono concentrati in circa tre settimane.
L’USDA esclude rischi per i consumatori e per la sicurezza del latte commerciale. La Food and Drug Administration (FDA) ritiene la pastorizzazione efficace nell’inattivare il virus HPAI. Le aziende possono conferire alla trasformazione solo latte di animali sani, mentre quello proveniente dai capi colpiti viene deviato dal circuito commerciale o distrutto.
Per i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), i virus HPAI che circolano negli uccelli e nei bovini da latte statunitensi comportano un rischio basso per la popolazione generale. Il rischio è più elevato per chi è esposto ad animali infetti per lavoro o per attività ricreative. Queste persone devono adottare le precauzioni indicate dalle linee guida CDC.
Il nuovo rilevamento non modifica la strategia di eradicazione dell’USDA, che resta fondata sulla biosicurezza come strumento principale per prevenire l’introduzione e la trasmissione del virus tra aziende. APHIS raccomanda misure rafforzate in tutti gli allevamenti da latte. Chiede inoltre di segnalare subito al veterinario statale qualsiasi animale con segni clinici e qualsiasi episodio anomalo di malattia o mortalità nella fauna selvatica.
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