BIodiversità
23 Ottobre 2026Presentato alla conferenza ONU in Armenia, il rapporto State of Biodiversity Action registra una mobilitazione diffusa ma risultati ancora distanti dagli impegni presi verso il 2030

A metà del cammino verso il 2030, la comunità internazionale fa per la prima volta un bilancio collettivo degli impegni sulla biodiversità, e il risultato non è soddisfacente. Alla COP17 di Erevan, in Armenia, il rapporto State of Biodiversity Action descrive una mobilitazione rilevante. Secondo il rapporto, però, i progressi restano inadeguati per velocità e ampiezza rispetto a quanto servirebbe per frenare la perdita di specie animali e vegetali.
Che cos’è la COP17
La capitale armena ospita la diciassettesima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica. È il principale appuntamento multilaterale dedicato alla tutela della biodiversità e arriva in una fase in cui la questione è sempre più legata alla crisi climatica. L’edizione di quest’anno ha un valore particolare perché coincide con la prima verifica collettiva dei risultati ottenuti dall’adozione del quadro internazionale di riferimento per la biodiversità.
Astrid Schomaker, segretaria esecutiva della Convenzione ONU sulla diversità biologica, ha presentato questo passaggio come il momento in cui i Paesi mettono per la prima volta a nudo i propri avanzamenti comuni.
Cosa dice il rapporto State of Biodiversity Action
Il documento, pubblicato a ridosso dei lavori, offre una fotografia a metà percorso verso la scadenza del 2030. Il bilancio ha due facce. Da un lato emerge una mobilitazione significativa. Dall’altro resta una mole di lavoro ancora da completare. La sintesi di Schomaker è netta: «Il rapporto globale ci dice che i progressi non stanno avvenendo né al ritmo né su una scala adeguati alle nostre necessità».
Il rapporto conferma quindi una distanza ormai strutturale tra gli impegni sottoscritti a livello internazionale e le azioni effettivamente messe in campo. Le dichiarazioni sulla necessità di proteggere il pianeta si ripetono da anni, mentre gli interventi concreti continuano a restare indietro rispetto alla portata della sfida.
Il richiamo sui combustibili fossili
Il monito sulla biodiversità segue di pochi giorni un altro intervento pronunciato a Erevan. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha paragonato il sostegno ai combustibili fossili a un «suicidio collettivo». Il richiamo riguarda in primo luogo il clima. Tuttavia si estende alla tutela delle specie, perché la perdita di biodiversità e la crisi climatica sono processi strettamente intrecciati e si aggravano a vicenda.
Perché la biodiversità resta ai margini dell’agenda
Nonostante la gravità del quadro, la protezione delle specie animali e vegetali occupa ancora uno spazio limitato nel dibattito pubblico e nelle priorità politiche. Il rischio è che, mentre l’attenzione si concentra su altre emergenze, l’erosione della biodiversità e il declino delle specie minacciate procedano senza clamore. In questo scenario, le risposte continuerebbero ad arrivare più lentamente dei cambiamenti in atto.
CITATI: ANTóNIO GUTERRES, ASTRID SCHOMAKERSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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