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06 Ottobre 2026

Chikungunya, il caso Goggia. SIMVIM consiglia il vaccino a chi viaggia

Il presidente SIMVIM Andrea Rossanese commenta l’infezione che ha fermato la sciatrice: nessun antivirale specifico, disturbi articolari che possono durare mesi e un vaccino disponibile in Italia

di Redazione Vet33


Chikungunya, il caso Goggia. SIMVIM consiglia il vaccino a chi viaggia

Un’atleta di vertice, giovane e allenata, è stata costretta a lasciare il ritiro della Nazionale per una malattia trasmessa dalle zanzare. Il caso di Sofia Goggia, rientrata dall’Argentina dopo aver contratto la chikungunya a Ushuaia, è per la Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (SIMVIM) l’occasione per ricordare che questa arbovirosi raramente uccide, ma può compromettere la funzione articolare per mesi, e che nessuno può considerarsi al riparo per età o forma fisica.

Cosa è successo a Sofia Goggia

Oltre alla chikungunya, nella campionessa di sci è stata riscontrata un’infezione da parvovirus B19. Le due infezioni insieme hanno causato tremori agli arti inferiori e difficoltà motorie. La fase acuta è alle spalle, ma non c’è ancora una data per il ritorno alle competizioni.

Quanto è grave la chikungunya

Secondo i dati riportati da SIMVIM, circa l’80% delle persone infettate manifesta sintomi. Tra i sintomatici, in circa la metà dei casi i disturbi articolari si prolungano oltre la fase acuta fino a cronicizzare, con effetti sulla capacità lavorativa, sull’autonomia e sulla qualità di vita. Non esiste un antivirale specifico e la gestione clinica è sintomatica.

“Il virus colpisce soprattutto le articolazioni e può limitare a lungo sia la motricità grossolana sia quella fine”, spiega Andrea Rossanese, presidente SIMVIM e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona). Per un’atleta questo significa sospendere allenamenti e gare, osserva Rossanese; per chiunque altro, settimane o mesi di lavoro e vita quotidiana compromessi.

In quali Paesi si rischia l’infezione

Il rischio non è limitato all’America Latina. La chikungunya circola in numerose aree tropicali e subtropicali, comprese mete turistiche molto frequentate come India, Maldive, Seychelles, Mauritius, diversi Paesi del Sud-Est asiatico e dell’Africa subsahariana. Poiché il quadro epidemiologico può cambiare rapidamente, Vincenzo Nicosia, membro del direttivo SIMVIM, raccomanda di verificare la situazione aggiornata della destinazione prima della partenza e di rivolgersi per tempo a un centro di medicina dei viaggi o a un Centro di vaccinazione internazionale. Il counselling pre-viaggio, spiega, tiene conto di destinazione, attività previste e condizioni di salute, e indica l’uso corretto dei repellenti, le misure contro le punture e, quando appropriato, la vaccinazione.

Chi dovrebbe proteggersi

Per SIMVIM il caso Goggia smentisce l’idea che il virus colpisca in modo rilevante solo anziani, bambini o soggetti fragili. Età, condizioni cliniche, destinazione, durata e modalità del soggiorno influenzano rischio e gravità, ma essere giovani e in ottima forma non protegge. La Società raccomanda quindi di proporre la prevenzione a tutti i viaggiatori esposti, sulla base di una valutazione individuale e non dell’appartenenza a una categoria.

Il vaccino contro la chikungunya in Italia

Alle misure di protezione individuale contro le zanzare si affianca oggi un vaccino, disponibile in Italia. Secondo Rossanese, in assenza di una terapia specifica e davanti a un virus che può incidere sulla salute per mesi, prevenire l’infezione resta la strategia principale; la scelta di vaccinarsi va condivisa con un operatore sanitario competente, in base al profilo del viaggiatore e alle raccomandazioni applicabili.

CITATI: ANDREA ROSSANESE, SOFIA GOGGIA
TAG: ARBOVIROSI, CHIKUNGUNYA, SIMVIM, VACCINAZIONE, VACCINO, ZANZARE

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