Alimentazione
19 Maggio 2026Carne coltivata, farina di insetti e funghi proteici ridurrebbero l’impatto ambientale dell’allevamento tradizionale e aprirebbero nuove strade per la sicurezza alimentare globale. Opportunità concrete, ma ancora lontane dall’accettazione pubblica

Il sistema alimentare globale contribuisce al 30% delle emissioni globali di gas serra, consuma estensioni enormi di territorio e distribuisce il cibo in modo profondamente diseguale, nonostante la produzione complessiva sia sufficiente al fabbisogno mondiale. Di fronte a questo quadro, la ricerca scientifica guarda a tre filoni principali: la carne coltivata, la farina di insetti e i funghi come fonte di microproteine. Tecnologie diverse, con gradi diversi di maturità e livelli diversi di accettazione pubblica, ma accomunate dall’obiettivo di ridurre la pressione ambientale dell’allevamento tradizionale e aprire nuove strade per la sicurezza alimentare globale.
La carne coltivata – prodotta a partire da cellule animali in bioreattori, senza allevamento né macellazione – si propone come fonte proteica con un impatto ambientale significativamente ridotto rispetto alla produzione convenzionale. Come sottolineato da Stefano Biressi dell’Università di Trento, in un convegno organizzato presso l’Accademia dei Lincei, offre opportunità concrete “in termini di sostenibilità ambientale e benessere animale” eliminando per definizione le criticità legate alle condizioni di allevamento intensivo. Sul piano veterinario, la diffusione di questa tecnologia ridurrebbe la pressione selettiva sugli antimicrobici negli allevamenti e il rischio di zoonosi legate alla densità animale, pur aprendo nuove questioni regolatorie sulla sicurezza dei processi produttivi.
Per l’Unione Europea gli insetti come fonte proteica sono già “un tema concreto”, come ha ricordato Marco Del Riccio dell’Università di Firenze. Diverse specie – tra cui Tenebrio molitor, Acheta domesticus e Hermetia illucens – sono già autorizzate come novel food dalla normativa europea. L’utilizzo della farina di insetti nei mangimi per animali da allevamento e da compagnia è un settore in espansione, con potenziale impatto diretto sulla pratica veterinaria nutrizionale. La diffidenza del pubblico italiano resta un ostacolo, ma non rallenta lo sviluppo industriale del comparto.
I funghi come fonte di microproteine offrono, secondo Cristina Varese dell’Università di Torino, “una combinazione unica di vantaggi nutrizionali, ambientali e funzionali”. Richiedono superfici ridotte, hanno un basso impatto in termini di emissioni e possono essere prodotti con scarti agricoli come substrato. La diffidenza del pubblico, legata perlopiù all’associazione con le muffe, alle aspettative sensoriali e al prezzo, rimane il principale ostacolo alla diffusione su larga scala.
Accanto alle proteine alternative, la ricerca punta sulle tecnologie genetiche per migliorare la resistenza delle colture a malattie e cambiamenti climatici, riducendo la dipendenza da fitofarmaci e aumentando la produttività per unità di superficie. Per David Laborde della FAO, trasformare i sistemi agroalimentari è “una necessità urgente” che richiede “un passaggio da interventi settoriali a soluzioni integrate e sistemiche”, con scelte politiche coordinate a livello mondiale che vadano oltre la logica del profitto di breve periodo.
CITATI: CRISTINA VARESE, DAVID LABORDE, MARCO DEL RICCIO, STEFANO BIRESSISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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