Animali selvatici
13 Maggio 2026Il secondo bollettino dell’Osservatorio Lupo registra 190 morti, 47 predazioni e un probabile attacco a un uomo in Abruzzo. In sette regioni la mortalità reale supera già le quote teoriche di prelievo Ispra

Sono 190 i lupi trovati morti in Italia nei primi quattro mesi del 2026, ai quali si aggiungono 9 esemplari feriti o catturati e 4 rilasciati in natura. È il dato principale del secondo bollettino dell’Osservatorio Lupo, che registra anche un probabile episodio di aggressione a un uomo ad Abbateggio, nel Pescarese, e segnala come in sette regioni il numero di lupi già morti superi le quote massime di prelievo teoricamente previste dal nuovo schema nazionale Ispra.
La principale causa accertata di morte resta quella degli investimenti stradali e ferroviari, responsabili di 70 casi. Seguono 61 episodi con causa non determinata, 29 avvelenamenti certi o probabili, 9 traumi generici, 8 casi riconducibili a bracconaggio o uccisione illegale, 7 morti per cause naturali o patologie e 7 episodi di competizione intra o interspecifica. Le regioni con il maggior numero di lupi morti sono Piemonte (33), Abruzzo e Toscana (29 ciascuna), Emilia-Romagna (26), Trento (12) e Puglia (11).
Nel bimestre marzo-aprile, l’Osservatorio ha registrato 46 avvistamenti documentati, 47 episodi di predazione e 6 casi classificati come incontri diretti, minacce o possibili aggressioni nei confronti di persone. Il più grave riguarda Abbateggio, in provincia di Pescara: secondo la ricostruzione dell’Osservatorio, il 13 febbraio un residente sarebbe stato assalito da un lupo mentre usciva di casa. L’animale avrebbe morso l’uomo all’avambraccio e alla mano sinistra, provocando ferite multiple e la frattura dello scafoide. La diagnosi ospedaliera riporta esplicitamente “ferita da morso di lupo”, ma il caso non è stato ancora formalmente certificato dalla Regione Abruzzo.
Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono stati rinvenuti almeno 21 lupi morti in poche settimane, molti dei quali probabilmente avvelenati con esche contaminate da pesticidi agricoli.
“Parliamo probabilmente di un quarto della popolazione di lupi dell’area protetta”, ha dichiarato il direttore del Parco Luciano Sammarone, che ha definito l’episodio “un atto di terrorismo ambientale” e ha sollevato il rischio che le esche possano colpire altre specie, incluso l’orso marsicano.
La distribuzione degli episodi – comuni diversi, distanti decine di chilometri, colpiti nello stesso periodo – fa ipotizzare a Sammarone una strategia coordinata.
In Toscana, nell’area pisana, si sono invece registrati episodi di lupi uccisi, decapitati e lasciati esposti in luoghi pubblici, con ulteriore escalation del conflitto sociale attorno alla specie.
L’ISPRA ha aggiornato le quote massime regionali di prelievo portando il totale teoricamente prelevabile da 160 a 180 esemplari, dopo l’aggiornamento delle soglie per le regioni alpine basato sul monitoraggio WolfAlps 2023-2024. Il documento introduce inoltre criteri tecnici per gli “hotspot di danno”, aree con predazioni ripetute sugli allevamenti, e per il “danno grave a breve termine”, definito da almeno due predazioni sulla stessa azienda nell’arco di 30 giorni.
Il confronto tra le nuove quote e i dati dell’Osservatorio mostra però che in sette regioni la mortalità reale supera già le soglie teoriche: in Abruzzo sono state registrate 29 morti contro la quota di 9 (-20), in Emilia-Romagna 26 contro 15 (-11), in Piemonte 33 contro 23 (-10), in Toscana 29 contro 22 (-7), in Trento 12 contro 6 (-6), in Lombardia 6 contro 4 (-2) e in Molise 5 contro 4 (-1). Una mortalità determinata in larga parte da cause illegali o accidentali, non da prelievi autorizzati.
“Il lupo è protetto sulla carta. Nella realtà è gestito dal bracconaggio”, ha dichiarato Luigi Boitani, tra i massimi esperti europei della specie, sottolineando l’assenza di un piano nazionale fondato su dati scientifici solidi e coordinamento istituzionale. Boitani ha inoltre richiamato la necessità di una gestione internazionale condivisa per le popolazioni alpine: “Sulle Alpi serve un coordinamento con Francia, Svizzera e Austria”.
Secondo ISPRA, in Italia vivono oggi circa 3.700 lupi. “Il rischio per le persone è limitato, ma non nullo”, ha osservato Piero Genovesi, responsabile fauna selvatica dell’istituto, riferendosi agli avvistamenti in aree urbane e periurbane. ISPRA riconosce la frequentazione stabile di contesti antropizzati come una criticità crescente e richiama il protocollo nazionale sui lupi confidenti, che prevede interventi graduali fino alla possibile rimozione degli individui ritenuti problematici.
CITATI: LUCIANO SAMMARONE, LUIGI BOITANI, PIERO GENOVESISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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