Cani
30 Aprile 2026La Guardia di Finanza di Pisa, con il supporto dei Carabinieri Forestali e del Servizio Veterinario dell’AUSL Toscana Centro, ha sequestrato un allevamento abusivo a Castelfranco di Sotto con circa 100 barboncini detenuti in strutture sovraffollate e pericolose. La titolare è stata denunciata per maltrattamento di animali e abusi edilizi

Barboncini destinati alla vendita tra 1.800 e 2.800 euro e detenuti in strutture non idonee, lamiere con estremità sporgenti e recinti sovraffollati. Undici cuccioli neonati nello stesso recinto. Un pastore dell’Anatolia e un pastore del Caucaso con le orecchie amputate. È quello che hanno trovato la Guardia di Finanza, i Carabinieri Forestali e i veterinari dell’AUSL Toscana Centro nell’allevamento di Castelfranco di Sotto (Pisa), sequestrato su disposizione del giudice per le indagini preliminari. Circa 100 barboncini sono stati messi in sicurezza e trasferiti in strutture di Toscana, Piemonte, Umbria e Liguria. La titolare è stata denunciata per maltrattamento di animali e abusi edilizi. L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), che ha coordinato il recupero degli animali con 8 mezzi e oltre 100 ore di volontariato, avverte: “Quello che stiamo osservando è solo la punta dell’iceberg. Solo nelle ultime settimane sono stati sequestrati oltre 300 cani di razza in diverse operazioni”.
L’allevamento si trova nel comune di Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, Compagnia di Pisa, con il supporto dei Carabinieri Forestali e dei funzionari del Servizio Veterinario dell’AUSL Toscana Centro, hanno accertato che alcuni manufatti del canile erano stati realizzati senza alcun titolo edilizio, nonostante precedenti provvedimenti amministrativi, il rigetto delle richieste di autorizzazione e il parere sfavorevole della Regione Toscana.
All’interno della struttura sono stati trovati circa 100 cani, per lo più barboncini destinati alla vendita a prezzi compresi tra 1.800 e 2.800 euro. Le condizioni di detenzione erano incompatibili con i requisiti minimi previsti dalla normativa regionale a tutela degli animali d’affezione: spazi sovraffollati, materiali deteriorati, presenza di elementi pericolosi come lamiere metalliche e reti con estremità sporgenti.
I veterinari dell’AUSL hanno rilevato ferite gravi su alcuni animali direttamente riconducibili alle condizioni di detenzione. In particolare, un pastore dell’Anatolia e un pastore del Caucaso presentavano le orecchie amputate. Undici barboncini neonati si trovavano nello stesso recinto. La titolare, già gravata da precedenti penali specifici, è stata denunciata per maltrattamento di animali e abusi edilizi.
L’Enpa ha preso in carico tutti gli animali trasportabili, coordinando il trasferimento verso i rifugi delle sezioni di Pistoia, Perugia, Pisa, Torino e Novara. Le operazioni sono iniziate alle 8:30 del mattino e si sono concluse, per i volontari, intorno alle 3 di notte. Complessivamente sono state impiegate oltre 100 ore di volontariato e 8 mezzi.
Tutti gli animali sono stati sottoposti a una prima visita veterinaria sul posto da parte del veterinario Enpa, seguita dalla verifica dei microchip effettuata dal Servizio Veterinario dell’AUSL. I cani non trasportabili per condizioni di salute sono rimasti in loco in attesa di cure.
“Adesso inizia la parte più delicata: restituire dignità e fiducia a questi animali. Per alcuni serviranno cure e un lavoro importante anche dal punto di vista comportamentale”, dichiara Giusy D’Angelo, vicepresidente nazionale Enpa e coordinatrice dell’operazione.
L’Enpa ha annunciato che seguirà l’evoluzione giudiziaria del caso e si costituirà parte civile nel procedimento. Ma il messaggio che accompagna il caso di Pisa va oltre il singolo sequestro.
“Quello che stiamo osservando è solo la punta dell’iceberg di un sistema molto più ampio”, afferma D’Angelo. “Negli ultimi mesi i sequestri si stanno moltiplicando e i barboncini sono tra le principali vittime di questo mercato. Solo nelle ultime settimane sono stati sequestrati oltre 300 cani di razza in diverse operazioni condotte dalle forze dell’ordine”.
La forte domanda di cani di razza, secondo l’Enpa, alimenta un sistema che spesso sfocia nell’illegalità: allevamenti abusivi, sfruttamento delle fattrici, traffici con l’estero. “È un meccanismo che va spezzato anche attraverso scelte consapevoli”, conclude D’Angelo. La sofferenza animale, sottolinea l’associazione, non è solo quella visibile. La privazione di spazio e condizioni adeguate costituisce maltrattamento a tutti gli effetti, riconosciuto anche dalla giurisprudenza.
CITATI: GIUSY D’ANGELOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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