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17 Aprile 2026L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, laboratorio di referenza Woah per l’encefalo-retinopatia virale dei pesci marini, precisa i limiti dello studio cinese sul Covert Mortality Nodavirus pubblicato su Nature Microbiology

Uno studio scientifico recentemente pubblicato su Nature Microbiology aveva descritto per la prima volta un’associazione tra il Covert Mortality Nodavirus (CMNV), un virus noto per colpire gamberi e pesci in allevamento, e una forma di uveite anteriore ipertensiva persistente nell’uomo. La notizia è circolata rapidamente sui media italiani, sollevando domande sulla sicurezza dei prodotti ittici nei nostri mari.
L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe) interviene ora con una precisazione tecnica: “Le informazioni riportate nello studio pubblicato non sono supportate da dati sufficientemente robusti ad avvalorare le conclusioni proposte”, dichiara la dott.ssa Anna Toffan, veterinaria virologa e responsabile del Laboratorio di referenza dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale (Woah) per l’encefalo-retinopatia virale dei pesci marini. Il CMNV non è mai stato descritto in Europa, la sua diffusione nei Paesi extra-asiatici è poco documentata e il suo reale potenziale zoonosico resta da confermare. Allo stato attuale, conclude l’IzsVe, non si configura alcun rischio reale in Italia associato al consumo di pesce e crostacei.
Il CMNV è stato descritto per la prima volta nel 2014 da ricercatori cinesi, associato a malattia in allevamenti di gamberi marini in Cina. Successivamente la sua presenza è stata segnalata, sempre dallo stesso gruppo di ricerca, in alcune specie di pesci allevati e selvatici nell’Est asiatico. Lo studio recentemente pubblicato ipotizza che questo virus possa effettuare un salto di specie verso l’uomo, causando lesioni oculari – specificamente una forma di uveite anteriore virale ipertensiva persistente (POH-VAU) – in soggetti esposti ripetutamente, in particolare anziani o immunodepressi.
Il passaggio all’uomo, secondo gli autori, sarebbe avvenuto attraverso la manipolazione senza protezioni di gamberi infetti o tramite il consumo di gamberi e pesci crudi. Se confermata, sarebbe la prima descrizione di un virus patogeno per organismi marini in grado di infettare i mammiferi. Gli stessi autori, tuttavia, riconoscono che lo studio necessita di ulteriori conferme, data la numerosità limitata dei casi analizzati. È su questo punto che si concentra la precisazione dell’IzsVe.
La dott.ssa Anna Toffan è esplicita nella sua valutazione: “Considerata la rilevanza per la salute pubblica di un eventuale salto di specie da parte di un virus marino all’uomo, le informazioni riportate nello studio pubblicato non sono supportate da dati sufficientemente robusti ad avvalorare le conclusioni proposte”.
Il CMNV non è mai stato descritto in Europa. La sua diffusione nei Paesi extra-asiatici è ancora poco documentata, così come il suo reale potenziale zoonosico. L’istituto sottolinea che i Nodavirus costituiscono una famiglia molto ampia che può infettare pesci, crostacei e insetti, ma che il profilo specifico del CMNV, e la sua capacità di infettare i mammiferi, resta oggetto di studio e non di certezza consolidata.
L’IzsVe richiama un’distinzione fondamentale per evitare confusioni nella comunicazione scientifica e professionale. I Betanodavirus sono largamente diffusi in ambiente marino a livello globale, incluso il Mar Mediterraneo, e causano nei pesci allevati e selvatici l’encefalo-retinopatia virale (Viral Nervous Necrosis, VNN). Sono virus ben noti e monitorati sistematicamente.
“Da anni all’IzsVe studiamo e monitoriamo questi virus in quanto laboratorio di referenza WOAH per questa malattia”, precisa Toffan. “Alla luce delle conoscenze attuali i Betanodavirus non possono infettare l’uomo in quanto non sono in grado di moltiplicarsi alle temperature corporee tipiche dei mammiferi”.
Il sistema di controlli sanitari nazionali è in grado di garantire la salubrità dei prodotti ittici e la sicurezza dei consumatori. La conclusione dell’IzsVe è netta: allo stato attuale non si configura alcun rischio reale in Italia associato al consumo di pesce e crostacei in relazione al CMNV.
L’intervento dell’IzsVe è rilevante non solo per il contenuto tecnico, ma per il modello comunicativo che esprime. Di fronte a una notizia scientifica che aveva già generato attenzione mediatica e qualche allarme nei consumatori, un laboratorio di referenza internazionale interviene tempestivamente per contestualizzare i dati, segnalare i limiti dello studio e fornire una valutazione del rischio basata sulle conoscenze disponibili. La posizione dell’IzsVe rappresenta il riferimento istituzionale su cui basare la propria comunicazione professionale.
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