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Ambiente

14 Aprile 2026

Invasione del granchio blu, progetto ZoeAI. Dal Lazio una strategia basata su monitoraggio delle larve e predatori naturali

Nelle lagune del Lazio parte ZoeAI, un progetto pilota che interviene sul granchio blu allo stadio larvale sfruttando predatori autoctoni e sistemi avanzati di monitoraggio

di Redazione Vet33


Invasione del granchio blu, progetto ZoeAI. Dal Lazio una strategia basata su monitoraggio delle larve e predatori naturali

Contrastare il granchio blu prima che diventi adulto e dannoso. È l’idea alla base di ZoeAI, il progetto pilota sviluppato nel Lazio che punta a intervenire sulle larve zoea sfruttando i meccanismi naturali dell’ecosistema. Grazie a sistemi avanzati di monitoraggio e alla semina mirata di specie ittiche autoctone, il modello propone un approccio ecologico e replicabile per contenere una delle specie invasive più problematiche per le lagune italiane.

ZoeAI: intervenire sulle larve per fermare il granchio blu

Il progetto, finanziato dalla Regione Lazio nell’ambito del Feampa e coordinato dalla cooperativa AGEI, introduce una strategia innovativa per contenere il granchio blu. L’intuizione scientifica è chiara: agire sulle larve zoea, lunghe circa un millimetro, che rappresentano la fase più vulnerabile del ciclo vitale della specie invasiva.

Sviluppato in collaborazione con CREA, Università di Roma Tor Vergata e Parco Nazionale del Circeo, ZoeAI utilizza sistemi avanzati di monitoraggio per identificare con precisione il momento in cui le larve entrano nelle lagune costiere. Si tratta di un passaggio finora poco studiato, ma decisivo per programmare interventi mirati ed efficaci.

“Non contrastare il granchio blu quando è ormai adulto, ma agire prima sfruttando i meccanismi naturali dell’ecosistema” spiega il biologo Andrea Fusari di AGEI.

La strategia: predazione naturale con specie ittiche autoctone

Il modello prevede la semina controllata di giovanili di Sparidi e Mugilidi, specie autoctone che nelle prime fasi di crescita si nutrono di zooplancton, comprese le larve del granchio blu.

Grazie ai dati generati da ZoeAI, l’introduzione dei giovanili può essere sincronizzata con la presenza delle larve, soprattutto nelle aree vicine ai canali di comunicazione con il mare.

Secondo Agci, l’Associazione generale cooperative italiane, il modello laziale è replicabile su scala nazionale e mediterranea. Inoltre, utilizza solo specie autoctone e ha costi contenuti, e si integra con perfettamente con filiere già esistenti, come quella dell’acquacoltura.

L’obiettivo è ristabilire gli equilibri ecologici delle lagune, riducendo l’impatto su biodiversità, pesca e acquacoltura.

Un nuovo paradigma per la gestione delle specie invasive

ZoeAI si inserisce in una strategia più ampia basata su prevenzione, innovazione e gestione sostenibile delle risorse naturali. Se i risultati saranno confermati, il progetto potrà diventare un riferimento per la gestione delle specie invasive attraverso processi ecologici e controllo biologico.

“Le cooperative si confermano un presidio di innovazione e sostenibilità nei territori” sottolinea Enrico Casola, presidente Agci Pesca e Acquacoltura. “Un contributo concreto per trasformare un’emergenza nazionale in un’opportunità di gestione intelligente delle risorse”.

CITATI: ANDREA FUSARI, ENRICO CASOLA
TAG: AGCI, AGEI, CREA, GRANCHIO BLU, LAZIO, PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO, SPECIE INVASIVE, UNIVERSITà DI ROMA TOR VERGATA, ZOEAI

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