Avicoltura
02 Marzo 2026Focolai in forte aumento in un mese negli Usa. Sospetto ruolo degli uccelli selvatici e timori per la migrazione primaverile nelle aree ad alta densità avicola
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In Pennsylvania, negli Stati Uniti, l’influenza aviaria ha causato nell’ultimo mese l’abbattimento di 7,4 milioni di polli, secondo autorità locali e operatori del settore, in un contesto di recrudescenza dell’epidemia nazionale avviata quattro anni fa e potenzialmente correlata alla presenza di uccelli selvatici e a condizioni climatiche invernali particolarmente rigide.
Focolai negli allevamenti avicoli della Pennsylvania
Le infezioni hanno interessato allevamenti destinati alla produzione di uova e carne, prolungando un’epidemia che negli Stati Uniti ha già comportato l’eliminazione complessiva di circa 196 milioni di uccelli. I casi più rilevanti si sono concentrati nella contea di Lancaster, area caratterizzata da un’elevata densità di aziende avicole, situata circa un’ora a ovest di Philadelphia.
Le aziende infette hanno applicato le misure sanitarie previste, con abbattimento degli animali presenti negli allevamenti colpiti. I dati governativi indicano che strutture con oltre 7 milioni di capi complessivi hanno segnalato focolai a partire dal 28 gennaio.
“Siamo ovviamente in una situazione di emergenza”, ha dichiarato il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, sottolineando che i casi si sono verificati “molto prima nella stagione di quanto ci aspettassimo”.
Il ruolo degli uccelli selvatici: che cosa c’entrano le condizioni climatiche
Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura della Pennsylvania, gli uccelli selvatici svernanti, inclusi anatidi e oche, sono sospettati di aver contribuito all’introduzione del virus negli allevamenti. L’ipotesi è supportata anche da osservazioni di campo che indicano una presenza anticipata e prolungata di fauna selvatica nelle aree agricole.
Le temperature insolitamente gelide avrebbero favorito lo spostamento degli uccelli selvatici verso le aziende avicole alla ricerca di fonti di cibo e acque non ghiacciate. Alcune specie selvatiche possono infatti fungere da vettori del virus senza manifestare segni clinici, contribuendo alla diffusione dell’infezione negli allevamenti intensivi.
I rischi legati alle migrazioni primaverili
Storicamente, i periodi di maggiore rischio per l’introduzione del virus negli allevamenti avicoli coincidono con le migrazioni degli uccelli acquatici selvatici, in particolare in primavera e autunno. Nel 2025 il primo caso commerciale in Pennsylvania era stato registrato a febbraio, dopo oltre un anno senza focolai, mentre a fine gennaio dell’anno in corso è stata segnalata l’infezione in un allevamento di galline ovaiole con circa 1,5 milioni di capi, preceduta dalla positività di un allevamento commerciale di anatre nel dicembre 2025.
L’avvicinarsi delle migrazioni primaverili suscita preoccupazione tra veterinari e operatori del comparto avicolo, in quanto l’aumento dei movimenti di uccelli selvatici potrebbe incrementare il rischio di nuove introduzioni virali nelle aree ad alta densità produttiva.
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