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12 Febbraio 2026

Studi su H5N1, mutazioni adattative nei bovini aumentano il rischio zoonotico

Le ricerche hanno identificato diverse mutazioni adattative in virus isolati da bovini che ne migliorano la replicazione in cellule bovine e umane, aumentando il rischio di spillover zoonotico

di Redazione Vet33


Studi su H5N1, mutazioni adattative nei bovini aumentano il rischio zoonotico

Due studi pubblicati su Nature Communications hanno evidenziato risultati “preoccupanti” sulla capacità del virus dell'influenza aviaria H5N1 di adattarsi ad altre specie, in particolare nei bovini, sottolineando la necessità di sorveglianza continua per evitare e prevenire eventuali salti di specie. 

Dal primo caso nei bovini statunitensi nel 2024, sono stati confermati focolai in 1.084 allevamenti distribuiti in 19 stati, con 71 casi umani che hanno causato due decessi. Recentemente, inoltre, è stato identificato un caso in Europa, nei Paesi Bassi. Questi numeri testimoniano l'ampiezza della diffusione virale e la realtà del rischio zoonotico, sebbene la trasmissione interumana efficiente non sia ancora stata documentata.

Il primo studio ha esaminato il genotipo B3.13 di H5N1, che circola negli allevamenti di bovini da latte statunitensi dal 2024. I ricercatori hanno scoperto diverse mutazioni che potenziano la replicazione in cellule bovine e umane, evidenziando un processo evolutivo attivo che facilita la diffusione virale nelle mucche.

Una mutazione specifica (PB2 M631L) è stata rilevata in tutte le sequenze virali studiate, mentre un'altra (PA K497R) è apparsa in circa il 95% dei campioni analizzati. La prima è stata descritta come “la mutazione adattativa chiave” che ha permesso al genotipo B3.13 di replicarsi efficacemente nei bovini.

Ulteriori mutazioni identificate (PB2 E627K e PB2 D740N) indicano un adattamento continuo per ottimizzare la funzione della polimerasi virale nei bovini. Aspetto particolarmente rilevante, queste mutazioni sembrano avere impatto scarso o nullo sulla replicazione negli uccelli, suggerendo che potrebbero essere mantenute anche dopo possibile ritorno nel reservoire avicolo.

Nel secondo studio, i ricercatori hanno esaminato oltre 80 virus rappresentanti 15 distinti genotipi H5Nx che coprono 60 anni di evoluzione. Hanno scoperto che alcuni virus H5N1 clade 2.3.4.4b più recenti sono maggiormente capaci di infettare e replicarsi in cellule e tessuti bovini rispetto a varianti più vecchie, suggerendo un progressivo accumulo di tratti adattativi. La diffusione queste varianti nei mammiferi aumenta il pool di varianti che portano caratteristiche genetiche capaci di contrastare un'importante barriera umana contro l'influenza zoonotica. 

Nel complesso, i risultati suggeriscono che il potenziale zoonotico dei virus H5N1 è relativamente alto. Con l’aumentare della diffusione tra gli animali domestici, le probabilità di infezioni zoonotiche aumentano, dato l'alto tasso di contatto degli esseri umani con gli animali domestici. Più i virus si adattano ai mammiferi, più è probabile che possano adattarsi agli esseri umani.

La circolazione di H5N1 nei bovini da latte sta attivamente guidando l'adattamento virale ai mammiferi. Questo migliora la capacità del virus di replicarsi nei bovini e aumenta il rischio di spillover.

Pablo Murcia, co-autore di entrambi gli studi, ha sottolineato: “I virus influenzali sono in costante cambiamento e questa rapida evoluzione permette loro di infettare nuove specie animali. Sebbene le evidenze attuali suggeriscano che non si trasmetta ancora efficacemente tra umani, l'esposizione continua e l'evoluzione virale aumentano il rischio di ulteriori adattamenti che potrebbero cambiare questa situazione”.

I veterinari, quindi, devono essere consapevoli del rischio di infezione da H5N1, implementare protocolli rigorosi di biosicurezza e mantenere alta la vigilanza per sintomi compatibili con infezione influenzale. La possibilità che il virus diventi endemico nei bovini statunitensi rappresenterebbe un cambiamento fondamentale nell'epidemiologia dell'influenza aviaria, con conseguenze per la gestione sanitaria degli allevamenti e per il commercio internazionale di animali e prodotti.

La capacità documentata del virus adattato ai bovini di mantenere l'infettività per uccelli e suini complica ulteriormente il quadro epidemiologico, suggerendo possibili cicli di trasmissione multi-specie che potrebbero amplificare la diversità genetica virale e accelerare l'emergenza di varianti con aumentato potenziale pandemico.

Dal punto di vista della sanità pubblica, questi risultati sottolineano l'urgenza di sviluppare e testare vaccini per bovini, implementare programmi di sorveglianza genomica per tracciare l'evoluzione virale in tempo reale, e rafforzare le misure di protezione individuale per operatori del settore e veterinari esposti a animali potenzialmente infetti.

CITATI: PABLO MURCIA
TAG: H5N1, INFLUENZA AVIARIA, SPILLOVER

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