Bovini
28 Gennaio 2026La crisi del settore mette a dura prova l’autonomia alimentare italiana, apprezzamento per i contenuti del provvedimento "Coltiva Italia"

Il settore bovino italiano attraversa una fase critica: il Paese riesce a soddisfare appena il 37% della domanda interna di carne bovina, mentre nell'ultimo decennio sono scomparse quasi 19.000 stalle, con pesanti ricadute sulla capacità produttiva e sulla tenuta della filiera.
I dati emergono dall'audizione di Assocarni (Associazione Nazionale Industria e Commercio Carni e Bestiame) del 20 gennaio scorso davanti alla Commissione Agricoltura della Camera, nell'ambito dell'esame del disegno di legge "Coltiva Italia".
Assocarni ha posto l'accento sul contributo degli allevamenti da latte alla produzione di carne bovina e sulle prospettive offerte dal modello beef on dairy. Allo stesso tempo, l'associazione ha richiamato l'esigenza di prevedere meccanismi di flessibilità nella gestione delle risorse, che permettano di redistribuirle tra le diverse linee d'intervento all'interno del comparto, scongiurando squilibri tra i vari segmenti della filiera.
Altro tema ritenuto prioritario è quello del ricambio generazionale, considerato fondamentale per assicurare continuità produttiva e sostenibilità economica al settore zootecnico.
L'associazione ha espresso apprezzamento per l'impianto complessivo del provvedimento "Coltiva Italia"e per le misure specifiche dedicate al comparto. Secondo Assocarni, gli stanziamenti previsti - in particolare quelli destinati alla linea vacca-vitello - intervengono su un punto nevralgico del settore, favorendo l'incremento dei capi nati e allevati sul territorio nazionale e diminuendo la dipendenza dall'importazione di vitelli dall'estero.
"Coltiva Italia affronta in maniera organica la questione della capacità produttiva nazionale", ha dichiarato Serafino Cremonini, presidente di Assocarni. "Potenziare la nascita e l'allevamento dei capi sul territorio italiano rappresenta un presupposto imprescindibile per conferire stabilità alla filiera e rendere l'attività di allevamento una scelta imprenditoriale economicamente sostenibile".
In conclusione, l'associazione ha auspicato che durante l'iter parlamentare possano essere introdotti aggiustamenti tecnici mirati per ottimizzare l'efficacia delle disposizioni previste dal disegno di legge.
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