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26 Gennaio 2026

Biodiversità, quasi il 94% delle specie a rischio senza fondi. Lo studio sul “pretty privilege”

Una ricerca mostra come la maggioranza delle risorse sia concentrata su un numero ristretto di specie, considerate “carine”, necessitando quindi un cambiamento radicale nella gestione dei finanziamenti


Biodiversità, quasi il 94% delle specie a rischio senza fondi. Lo studio sul “pretty privilege”

Uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences mostra come le specie percepite come poco attraenti o potenzialmente pericolose tendono a essere sistematicamente trascurate dalla ricerca sulla conservazione della biodiversità creando una potenziale distorsione nei risultati. I dati mostrano che quasi il 94% delle specie attualmente a rischio di estinzione non ha beneficiato di alcun finanziamento, anche a causa di un fenomeno definito “pretty privilege”, che sembra influenzare anche il mondo della ricerca.

Il concetto di “pretty privilege”, nato per descrivere i vantaggi sociali riservati alle persone considerate fisicamente attraenti secondo canoni dominanti, trova così un parallelo anche nel modo in cui l’essere umano valuta il mondo naturale. Sebbene non sia possibile applicare agli animali le stesse categorie estetiche utilizzate per gli esseri umani, numerose ricerche dimostrano che le specie più iconiche e mediaticamente efficaci attirano maggiore attenzione, mentre organismi meno “affascinanti” ma cruciali per il funzionamento degli ecosistemi, come anfibi, invertebrati, piante e funghi, vengono spesso ignorati.

Secondo gli autori, esistono gravi squilibri nella distribuzione globale delle risorse economiche destinate alla tutela della biodiversità e, per la prima volta, viene individuata nell’attrattiva estetica delle specie una delle cause principali di questa disparità.

Stefano Cannicci, docente di zoologia all’Università di Firenze, spiega che l’analisi ha preso in esame 14.566 progetti di conservazione sviluppati nell’arco di 25 anni, dal 1992 al 2016. I ricercatori hanno confrontato i finanziamenti assegnati alle singole specie con il loro grado di minaccia secondo la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). A differenza di studi precedenti, l’attenzione non è stata posta sul numero di pubblicazioni scientifiche, ma sulla distribuzione effettiva dei fondi. Lo studio è stato parzialmente finanziato dal National Biodiversity Future Center, centro nazionale sostenuto dal Ministero dell’Università italiano e della Ricerca attraverso fondi europei del PNRR.

Dall’analisi emerge che, dei 1.963 miliardi di dollari complessivamente stanziati, l’82,9% è stato destinato ai vertebrati. Piante e invertebrati hanno ricevuto ciascuno solo il 6,6% delle risorse, mentre funghi e alghe risultano quasi completamente esclusi, con meno dello 0,2% dei finanziamenti per gruppo.
Nonostante gli anfibi rappresentino uno dei gruppi di vertebrati più minacciati, ricevono meno del 2% dei finanziamenti complessivi. In generale, le specie considerate sgradevoli o pericolose risultano quasi assenti dalle politiche di conservazione. Le differenze non riguardano solo i grandi gruppi tassonomici, ma si manifestano anche al loro interno. I grandi mammiferi, che rappresentano circa un terzo delle specie di mammiferi minacciate secondo l’IUCN, hanno assorbito ben l’86% dei fondi destinati a questo gruppo.

Lo studio evidenzia come concentrare le risorse su poche specie carismatiche non garantisce la protezione degli ecosistemi nel loro insieme. Come osserva Cannicci, preservare un singolo animale senza tutelare le specie di cui si nutre o l’ambiente in cui vive è un approccio poco efficace.

Secondo Bayden Russell, altro autore dello studio, è fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore complessivo della biodiversità e sull’importanza di proteggere tutte le specie, non solo quelle che risultano più gradite.

Gli autori dello studio propongono quindi non solo un aumento complessivo dei fondi destinati alla conservazione, ma anche una revisione delle priorità di spesa. Secondo loro, governi e organizzazioni dovrebbero adottare criteri più rigorosi e scientificamente fondati per garantire una tutela più equa ed efficace della biodiversità globale.

CITATI: BAYDEN RUSSELL, STEFANO CANNICCI
TAG: IUCN

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