Normative
23 Dicembre 2025Dopo l’allarme lanciato dall’Ordine dei Medici Veterinari ticinesi, la politica chiede chiarezza su titoli, strutture, pubblicità e controlli nel settore veterinario

A seguito delle denunce dell’Ordine dei Medici Veterinari del Canton Ticino su carenze di regole e controlli nel settore, un gruppo interpartitico di deputati ha depositato un’interrogazione al Consiglio di Stato svizzero per fare chiarezza su requisiti, denominazioni, titoli professionali e vigilanza sulle strutture veterinarie. Al centro del dibattito, la tutela degli animali, la trasparenza verso i proprietari e la correttezza della concorrenza tra professionisti.
L’atto parlamentare, intitolato “Mondo veterinario in Ticino: davvero una giungla?”, è stato presentato da Maurizio Canetta insieme a deputati di diversi schieramenti politici. Nel testo si chiede al Consiglio di Stato di intervenire su presunte lacune e inadempienze dell’Ufficio della Sanità, emerse nel dibattito pubblico delle ultime settimane.
In particolare, i firmatari domandano: quali siano i criteri necessari per l’apertura di una clinica veterinaria; quali condizioni debbano essere rispettate per la corretta denominazione delle strutture; quali requisiti tecnici e professionali (sale operatorie, personale formato, organizzazione) siano richiesti per potersi definire “ospedale veterinario”.
L’interrogazione solleva inoltre interrogativi sull’esistenza di norme logistiche e igieniche vincolanti, sul riconoscimento dei titoli di perfezionamento professionale e sull’effettiva vigilanza sulla pubblicità sanitaria, in particolare sui messaggi diffusi tramite radio, televisione e social media.
Alla base dell’iniziativa politica c’è l’appello dell’Ordine dei Medici Veterinari del Canton Ticino, che denuncia una situazione di assenza di regolamentazione e controlli sistematici. Secondo l’Ordine, in Ticino sarebbe possibile utilizzare liberamente diciture come “specialista”, “ospedale veterinario”, “pronto soccorso” o “cure intense” senza verifiche preventive. Si potrebbe aprire strutture complesse senza obbligo di personale infermieristico qualificato. Inoltre, si riuscirebbe anche a fregiarsi di titoli professionali senza un controllo formale da parte delle autorità.
Una situazione che, secondo i veterinari, genera confusione nei proprietari, espone gli animali a un rischio di cure non adeguatamente qualificate e crea concorrenza sleale nei confronti di chi opera nel rispetto delle regole deontologiche e degli standard riconosciuti.
L’Ordine ricorda che, a livello svizzero ed europeo, le specializzazioni veterinarie riconosciute fanno riferimento a percorsi strutturati come FVH ed EBVS (European Board of Veterinary Specialisation), che prevedono 3-4 anni di formazione in strutture accreditate e il superamento di un esame finale.
L’assenza di una regolamentazione chiara sull’uso dei titoli e delle denominazioni, avvertono i veterinari ticinesi, rischia di compromettere la qualità delle cure, amplificando il peso di campagne pubblicitarie attrattive ma prive di requisiti clinici comprovati.
Per questo l’Ordine chiede un intervento urgente del Cantone per ristabilire chiarezza e trasparenza, garantendo ai cittadini informazioni corrette e ai professionisti un contesto regolato e omogeneo.
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