Alert sanitari
18 Dicembre 2025Il Ministero della Salute aggiorna il quadro epidemiologico: aumento delle rilevazioni negli uccelli selvatici, misure preventive rafforzate e sorveglianza genetica continua sul virus. Ecco la situazione aggiornata

L’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) continua a circolare in Europa e nel resto del mondo, con un incremento significativo delle rilevazioni negli uccelli selvatici anche nel 2025. In Italia, il Ministero della Salute conferma che il virus responsabile è il sottotipo H5N1, da anni presente a livello globale, ma allo stato attuale non mostra segnali di adattamento ai mammiferi. L’aggiornamento ufficiale fa il punto su epidemiologia, misure di prevenzione e attività di sorveglianza in atto.
Il virus H5N1 continua a essere il principale responsabile dei focolai di influenza aviaria sia negli uccelli selvatici che negli allevamenti avicoli. La sua persistenza è favorita dall’elevata capacità di mutazione genetica, che genera nel tempo differenti varianti, pur mantenendo caratteristiche di elevata patogenicità per il pollame.
Un elemento di particolare attenzione è l’ampliamento del range di ospiti: rispetto ad altri virus aviari, H5N1 ha dimostrato una maggiore capacità di infettare mammiferi selvatici terrestri e acquatici, oltre che alcune specie domestiche. Questo aspetto rende cruciale il monitoraggio costante del virus sotto il profilo zoonotico.
I dati di sorveglianza europea indicano che tra il 6 settembre e il 14 novembre 2025 sono state segnalate 1.443 rilevazioni di virus HPAI negli uccelli selvatici in 26 Paesi europei, con il 99% dei casi attribuibili a H5N1. Si tratta di un numero circa quattro volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2024.
Questo incremento determina un’elevata contaminazione ambientale, che rappresenta la principale via di introduzione del virus negli allevamenti intensivi. Il contatto diretto o indiretto con uccelli selvatici infetti rimane, infatti, uno dei principali fattori di rischio per la diffusione dell’infezione nel pollame domestico.
Considerata la ricorrenza ormai annuale dell’influenza aviaria, anche questa volta il Ministero della Salute ha adottato misure preventive all’inizio della fase migratoria autunnale, generalmente da settembre, tra cui:
● il divieto di allevamento all’aperto del pollame nelle aree a rischio;
● la chiusura di fiere, mercati e manifestazioni avicole;
● la razionalizzazione delle modalità di ripopolamento negli allevamenti, in particolare per le specie più sensibili come i tacchini.
Agli allevatori, inoltre, viene richiesto di applicare in modo continuativo e rigoroso le misure di biosicurezza, fondamentali per prevenire l’introduzione del virus dall’ambiente esterno.
Nel corso delle riunioni dell’Unità di Crisi Centrale del Ministero della Salute del 30 settembre e del 27 ottobre 2025, con la partecipazione delle Regioni interessate e del Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria dell’IZS delle Venezie, è stata confermata l’istituzione e il mantenimento di una Zona di Ulteriore Restrizione (ZUR) nelle province di Verona e Mantova, aree caratterizzate da un’elevata densità di allevamenti avicoli.
Un ruolo centrale è svolto dal Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria (CRN IA) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe), che effettua analisi di sequenziamento genetico sui virus isolati, con l’obiettivo di individuare eventuali mutazioni associate a un potenziale adattamento ai mammiferi.
Tutti i ceppi finora analizzati in Italia appartengono al nuovo subcluster del genotipo EA-2024-DI.2 (denominato EA-2024-DI.2.1), condiviso con i virus identificati in Europa a partire da metà settembre 2025. Le analisi genetiche non hanno evidenziato, allo stato attuale, mutazioni riconducibili a un adattamento del virus ai mammiferi, confermando quanto riportato dal Ministero della Salute.
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