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Acquacoltura

05 Dicembre 2025

Tartarughe marine negli allevamenti di mitili. Cosa rivela il primo studio italiano

Le acque più calde attirano sempre più tartarughe Caretta caretta verso gli impianti di mitilicoltura dell’Adriatico, con danni rilevanti per gli allevatori e nuove sfide per la conservazione

di Redazione Vet33


Tartarughe marine negli allevamenti di mitili. Cosa rivela il primo studio italiano

Le tartarughe marine dell’Adriatico stanno modificando le loro abitudini alimentari e frequentano sempre più spesso gli impianti di mitilicoltura, attratte da acque più calde e nuove opportunità di cibo. È il quadro delineato dal primo studio sistematico italiano sulle interazioni tra Caretta caretta e gli allevamenti di mitili, realizzato in collaborazione tra l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), l’Università Politecnica delle Marche, ISPRA e CNR-IAS. La ricerca, basata su un’indagine tra i mitilicoltori e sull’analisi dei contenuti gastrici di esemplari spiaggiati, evidenzia un fenomeno in crescita che combina impatti economici, cambiamenti ecologici e necessità di strategie di mitigazione.

Un fenomeno in aumento lungo le coste italiane

L’indagine condotta su 36 aziende di mitilicoltura mostra che la presenza di tartarughe negli allevamenti è ormai diffusa, soprattutto nell’Adriatico, con picchi in estate al Nord e in autunno al Sud, seguendo l’andamento stagionale delle acque più calde. Oltre il 90% dei mitilicoltori segnala danni strutturali e perdite economiche significative.

“Questo fenomeno mette in dialogo diretto conservazione e acquacoltura” spiega la dottoressa Ludovica Di Renzo, Laboratorio Ecosistemi acquatici e terrestri dell’Izsam, Reparto Allevamento e Sperimentazione Animale. “Volevamo capire quanto fosse diffuso, raccogliere e divulgare i dati e offrire uno strumento utile agli organi competenti per le decisioni future. I risultati mostrano che la presenza delle tartarughe negli allevamenti non è più episodica, ma in crescita negli ultimi anni, parallelamente all’aumento della temperatura delle acque. Questo rende necessarie strategie di mitigazione che tutelino il lavoro degli acquacoltori senza compromettere la conservazione delle tartarughe marine”.

Cosa mangiano le tartarughe: cozze e specie aliene in crescita

L’analisi dei contenuti gastrici delle tartarughe spiaggiate rivela un aumento costante dell’ingestione di cozze (Mytilus galloprovincialis) tra il 2018 e il 2021 e conferma la presenza del granchio blu, specie invasiva in rapida espansione nel Mediterraneo.

“Nei campioni è stato trovato anche il granchio blu (Callinectes sapidus), specie invasiva in rapida espansione nel Mediterraneo – aggiunge Di Renzo – la cui presenza all’epoca del ritrovamento era ancora rara. Questo dimostra come la Caretta caretta, oltre ad adattarsi rapidamente a un ambiente in continuo cambiamento, possa svolgere anche un ruolo di sentinella. Attraverso la loro presenza e la loro dieta ci mostrano come stanno cambiando gli ecosistemi costieri, tra nuove specie, acque più calde e attività umane sempre più diffuse”.

Mitigazione e monitoraggi: le priorità per il futuro

Se gli allevamenti rappresentano vere e proprie “oasi di biodiversità”, attirando molte specie marine, dall’altro le interazioni con le tartarughe comportano danni economici rilevanti: la rottura delle reti e il consumo dei molluschi può causare perdite fino a centinaia di migliaia di euro l’anno. 
Gli autori sottolineano l’urgenza di sistemi di monitoraggio continui e strategie sostenibili che riducano i conflitti tra fauna marina e acquacoltura, valorizzando il potenziale delle tartarughe come indicatori dei cambiamenti ecologici in atto.

CITATI: LUDOVICA DI RENZO
TAG: CAMBIAMENTO CLIMATICO, CARETTA CARETTA, COZZE, GRANCHIO BLU, IZS DELL’ABRUZZO E DEL MOLISE, MITILICOLTURA, TARTARUGA

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