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04 Novembre 2025

Influenza aviaria nel Forlivese: abbattuti 150 polli, virus non collegato ai focolai del Nord Italia

Un focolaio di influenza aviaria è stato individuato in un allevamento al confine tra Forlì e Ravenna. L’Ausl Romagna: “Contenuto il contagio, ma serve prudenza. Attenzione anche agli animali da cortile”

di Redazione Vet33


Influenza aviaria nel Forlivese: abbattuti 150 polli, virus non collegato ai focolai del Nord Italia

Un nuovo focolaio di influenza aviaria è stato individuato in un allevamento di polli da carne nella pianura forlivese, al confine con la provincia di Ravenna. Dopo la conferma della positività da parte dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe), sono stati abbattuti 150 capi e l’impianto è stato posto sotto sequestro. Le autorità sanitarie dell’Ausl Romagna hanno avviato controlli a tappeto nel raggio di 10 chilometri per escludere la presenza di altri focolai.

Il focolaio

L’allarme è partito dallo stesso allevatore, che ha segnalato una mortalità anomala in un settore dell’allevamento. Quindi, è stato prelevato e inviato all’IzsVe un primo campione biologico. Dopo questi accertamenti, l’Ausl Romagna ha disposto l’abbattimento dei capi infetti e la disinfezione dell’impianto, che resterà vuoto per circa due mesi per consentire la completa inattivazione del virus.

“Il nostro intervento diretto è terminato" spiega Claudio Romboli, Direttore del servizio Sanità animale e igiene della produzione zootecnica dell’Ausl Romagna. “Dopo il sospetto e la conferma della malattia, l’impianto è stato posto sotto sequestro. Successivamente, sono stati abbattuti 150 polli da carne ed è stata effettuata una prima disinfezione”.

Ora le procedure sono in mano all’azienda che completerà la sanificazione. 

“Si tratta di un impianto grande e i tempi saranno lunghi anche perché polli e materiali devono rimanere fermi per permettere la naturale inattivazione del virus. L’allevamento resterà vuoto per circa due mesi: le operazioni proseguiranno sotto la nostra supervisione”.

L’analisi genetica: nessun collegamento con i casi del Nord Italia

Dopo l’abbattimento dei capi infetti, l’esito genetico delle analisi condotte dall’IzsVe di Padova ha confermato che il ceppo virale non è correlato ai focolai attualmente presenti nel Nord Italia, suggerendo un’origine da fauna selvatica. Un dato positivo, che indica come il virus sia stato individuato tempestivamente e circoscritto prima di potersi diffondere.

“Il virus non è correlato ai focolai del nord Italia presenti in questa stagione” continua Romboli. “Non ci sono collegamenti con altri impianti, quindi è probabile che l’introduzione sia dovuta a fauna selvatica. È un elemento favorevole perché sembra che l’aviaria sia stata intercettata presto". 

L’Ausl ha attivato controlli negli stabilimenti industriali e negli allevamenti nel raggio di 10 chilometri, tutti risultati negativi. In corso anche la verifica dei contatti indiretti (accesso di veterinari, personale, mangimi, movimentazione mezzi) fino a 20 giorni prima della scoperta del focolaio, per riscostruire una possibile via d’ingresso del virus.

L’appello ai cittadini

La natura del territorio e il periodo rendono la situazione delicata. La pianura è ricca di corsi d’acqua e ospita numerosi uccelli migratori provenienti dal nord Europa. Romboli lancia un appello ai cittadini che hanno animali da cortile.

“Chiediamo la collaborazione di tutti. Tante famiglie in campagna hanno delle galline: consigliamo di tenerle chiuse e separate dagli animali selvatici. La prevenzione è fondamentale tanto quanto l’intervento. Abbiamo terminato le operazioni sanitarie sul focolaio, ma continueremo ancora per un mese a monitorare gli allevamenti e gli spostamenti. L’aviaria non è solo un problema sanitario ma anche economico: nel nostro territorio l’avicoltura è un settore produttivo molto importante”.

CITATI: CLAUDIO ROMBOLI
TAG: AUSL ROMAGNA, FOCOLAIO, INFLUENZA AVIARIA, POLLI DA CARNE

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