Animali selvatici
20 Ottobre 2025Un team italo-sudafricano ha trovato tracce di nylon e altre microplastiche negli organi di animali selvatici provenienti da riserve naturali del Sudafrica. Nessun ecosistema sembra immune dalla contaminazione

Le microplastiche hanno raggiunto anche gli ecosistemi più remoti. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Università di Pretoria ha individuato frammenti di nylon e altri polimeri sintetici nei polmoni e nel sangue di animali selvatici prelevati in riserve naturali del Sudafrica, zone finora considerate incontaminate. Lo studio è stato presentato al Sardinia Symposium 2025, il convegno mondiale sulla gestione dei rifiuti e sull’economia circolare, e ha sollevato un forte allarme sulla diffusione globale di questi inquinanti invisibili e sui rischi per la salute degli animali e dell’uomo.
Il lavoro, Presence and characterisation of microplastics in wildlife organs across diverse South African ecosystems, firmato da Carlo Andrea Cossu, Valentina Poli, Lucio Litti e Maria Cristina Lavagnolo, ha rivelato una concentrazione significativa di nylon, un polimero tipicamente derivante da tessuti e packaging di uso comune.
“Anche il turismo e le attività umane nelle aree circostanti contribuiscono alla contaminazione di ecosistemi apparentemente remoti”, spiegano i ricercatori. “La plastica è entrata nei corpi degli animali selvatici, penetrando in organi vitali e dimostrando che nessun ecosistema, nemmeno quelli ‘immacolati’, è ormai al riparo. Le microplastiche – continuano – frammenti inferiori a 5 millimetri, rilasciano additivi tossici e trasportano sostanze chimiche persistenti, con potenziali effetti sulla salute degli animali e la catena alimentare”.
Secondo il gruppo di ricerca, le fibre sintetiche prodotte in massa, dal fast fashion ai prodotti di consumo quotidiano, si stanno letteralmente infiltrando nella vita stessa del pianeta.
Il tema è stato al centro anche della Focus Session How to achieve Eu textile recycling targets del Sardinia Symposium 2025, che ha riunito università, istituzioni europee e aziende del settore per discutere nuove strategie di raccolta, riciclo e riduzione dell’impatto del tessile sull’ambiente e sulla fauna.
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