Animali selvatici
06 Ottobre 2025Uno studio delle Università di Ferrara e Politecnica delle Marche rivela una grave disfunzione cellulare negli orsi marsicani, dovuta a una mutazione fissa che altera la produzione di energia nelle cellule e ne accelera l’invecchiamento

La sopravvivenza dell’orso marsicano, simbolo dell’Appennino e tra le specie più minacciate d’Europa, è ancora più a rischio. Una ricerca condotta dalle Università di Ferrara e Politecnica delle Marche ha scoperto una mutazione genetica che compromette il funzionamento dei mitocondri, i “motori energetici” delle cellule. Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, mostra che l’enzima ND5 del complesso respiratorio I mitocondriale è difettoso, riducendo l’efficienza cellulare e aumentando la produzione di radicali liberi, con possibili conseguenze sull’invecchiamento e sulla salute della specie.
Gli orsi marsicani sono un piccolo gruppo di poche decine di orsi bruni che vive isolato nel cuore dell’Appennino, la cui sopravvivenza si rivela oggi ancora più in pericolo.
Utilizzando tecniche all’avanguardia di biologia molecolare e cellulare, un team di ricercatori delle Università di Ferrara e Politecnica delle Marche ha dimostrato il malfunzionamento di un processo biologico di base nelle cellule di questi animali, documentando gli effetti negativi di una mutazione genetica identificata in uno studio precedente.
Lo studio è stato pubblicato con il titolo A fixed mutation in the respiratory complex I impairs mitochondrial bioenergetics in the endangered Apennine brown bear.
Secondo la ricerca, uno degli enzimi chiave per trasformare i nutrienti in energia (ND5 del complesso respiratorio I mitocondriale) è, infatti, difettoso a causa di una mutazione presente solo in questa popolazione: l’ND5 degli orsi marsicani è meno efficiente e, quindi, più inquinante per le cellule dove produce un eccesso di radicali liberi che ne accelerano l'invecchiamento.
“Nel caso degli orsi marsicani, gli accoppiamenti tra consanguinei sono avvenuti così tante volte che queste mutazioni dannose sono presenti in tutti gli individui”, commenta il professore Giorgio Bertorelle, coordinatore del progetto all’Università di Ferrara.
“Patologie simili nella nostra specie provocano malformazioni e, in particolare, difetti alla vista o all’udito” spiega il professore Emiliano Trucchi dell’Università politecnica delle Marche. Per fortuna, evidenze di queste disfunzioni negli orsi ancora non ci sono ma è difficile verificare la presenza di certe patologie in animali selvatici, specialmente se grandi carnivori”.
Questo importante risultato per la conservazione di questa specie iconica emerge dall’incontro di metodi all’avanguardia in discipline scientifiche molto diverse tra loro, dalla genomica alla biologia cellulare, alle simulazioni computazionali di proteine, ed è stato possibile grazie all’entusiasmo e alla curiosità di tutti gli autori coinvolti.
CITATI: EMILIANO TRUCCHI, GIORGIO BERTORELLESe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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