Ambiente
11 Luglio 2025Più reati ambientali, più corruzione e più infiltrazioni mafiose: Legambiente denuncia un’escalation preoccupante. Il ciclo dei rifiuti e del cemento tra i settori più colpiti

Nel 2024 in Italia sono stati accertati 40.590 reati ambientali, in media 111 al giorno, 4,6 ogni ora (+14,4% rispetto al 2023). È quanto emerge dall’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, che fotografa un’escalation della criminalità ambientale, con un giro d’affari illegale che supera i 9,3 miliardi di euro. Il fenomeno riguarda da vicino anche la sanità veterinaria e la salute pubblica, specie nelle filiere agroalimentari e nei reati contro animali, territorio e biodiversità, in un contesto dove One Health non può rimanere solo uno slogan.
Dal 1994, Legambiente collabora con tutte le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’Ispra e gli avvocati dei Centri di Azione giuridica per aggiornare il quadro delle attività della criminalità ambientale in Italia. Tra i risultati di questo impegno, c’è la pubblicazione annuale del rapporto Ecomafia.
Dall’ultima analisi dei dati ottenuti, relativa all’anno 2024, emerge che continua a crescere il trend dei reati contro l’ambiente, oltrepassando la soglia dei 40.000 (+14,4% rispetto al 2023), per la precisione 40.590, ovvero una media di oltre 111 al giorno, 4,6 ogni ora. Aumenta il fatturato ecocriminale, pari a oltre 9,3 miliardi di euro, i clan coinvolti e anche la corruzione negli appalti green: sono 88 le inchieste per tangenti dal primo maggio 2024 al 30 aprile 2025, il 17,3% in più rispetto all’anno precedente. Nella filiera del cemento si concentra un terzo dei reati ambientali ma la crescita maggiore (+19,9%) è nel ciclo illegale dei rifiuti. Così come continuano a salire i numeri dei delitti ambientali previsti dal Codice penale, inquinamento in testa, contestati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto (971, +61,3%).
Entrando nel dettaglio, nel 2024 in Italia il 42,6% dei reati ambientali si concentra nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento – abusivismo edilizio, cave illegali, reati connessi agli appalti per opere pubbliche – con 13.621 illeciti penali accertati (+4,7% rispetto al 2023, 33,6% del totale). Seguiti dai reati nel ciclo dei rifiuti, che sono ben 11.166 (+19,9%), e dai crimini contro gli animali, con 7.222 illeciti (+9,7%).
Da segnalare l’impennata dei reati contro il patrimonio culturale, dalla ricettazione ai reati in danno del paesaggio, dagli scavi clandestini alle contraffazioni di opere: sono 2.956 (+ 23,4% rispetto al 2023). Per quanto riguarda le filiere illecite nel settore agroalimentare, a fronte di una leggera diminuzione dei controlli (-2,7%), si registra un aumento del numero di reati e illeciti amministrativi (+2,9%), nonché degli arresti (+11,3%).
A completare il quadro è la crescita degli illeciti amministrativi, 69.949 (+9,4%), equivalenti a circa 191,6 illeciti al giorno, 7,9 ogni ora.
Per quanto riguarda i clan, dal 1995 al 2024 salgano a 389 quelli censiti da Legambiente. Per quanto riguarda i delitti più gravi, previsti dal titolo VI-bis del Codice penale, nel 2024 al primo posto si trova l’inquinamento ambientale con 299 illeciti contestati, mentre quelli complessivi sono stati 971, con un +61,3% rispetto al 2023 e 1.707 persone denunciate (+18,9%). Numeri che insieme all’aumento dei controlli su questa tipologia di reati (1.812, +28,7%) dimostrano l’efficacia della legge 68 del 2015, che a maggio 2025 ha celebrato il decennale.
Per la classifica per inchieste su corruzione ambientale: la Campania si trova al primo posto con 17 inchieste, seguita da Lombardia (16), Puglia (10), Sicilia, Lazio (8) e Calabria (6). A guidare la classifica per gli arresti eseguiti, con ben 96, è la Puglia, mentre la Campania si colloca al secondo posto (77), seguita dalla Lombardia (61), dal Lazio (58) e dalla Calabria (41).
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