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Animali selvatici

16 Maggio 2025

Bracconaggio, in Europa e nel Mediterraneo milioni di uccelli uccisi illegalmente

Il rapporto The Killing 3.0 denuncia il mancato impegno di 38 Paesi europei e del Mediterraneo su 46 nel dimezzare entro il 2030 l’uccisione illegale di uccelli migratori. L’Italia, secondo il rapporto, è tra i Paesi peggiori

di Redazione Vet33


Bracconaggio, in Europa e nel Mediterraneo milioni di uccelli uccisi illegalmente

La tortora selvatica, il capovaccaio e il cardellino sono specie vulnerabili e sempre più a rischio di estinzione. Ogni anno, in Europa e nel Mediterraneo, milioni di uccelli vengono però abbattuti, intrappolati o avvelenati illegalmente compromettendo la biodiversità e gli sforzi di conservazione. Il rapporto The Killing 3.0 di BirdLife International ed EuroNatur evidenzia come solo 8 Paesi su 46 stiano rispettando gli impegni presi per dimezzare il bracconaggio entro il 2030.
 

Uccelli a rischio estinzione 

Solo 8 Paesi stanno rispettando l’impegno preso di dimezzare entro il 2030 l’uccisione, la cattura e il commercio illegali di uccelli – attività nota con l’acronimo Ikb (Illegal killing of birds) – a differenza dei restanti, ovvero la stragrande maggioranza dei Paesi europei e di quelli che si affacciano sul Mediterraneo. È quando emerge dall’ultimo studio di BirdLife International ed EuroNatur, intitolato The Killing 3.0: Progress on Eradicating Illegal Killing of Birds in the Mediterranean and Europe, che dipinge un quadro desolante della situazione.

Negli ultimi decenni, le popolazioni di uccelli sono diminuite a un ritmo crescente a causa dello sfruttamento eccessivo e dell’uccisione illegale. Ogni anno, infatti, milioni di uccelli vengono abbattuti, intrappolati o avvelenati illegalmente in Europa e nel Mediterraneo, compromettendo gli sforzi di conservazione lungo le rotte migratorie.
Riconoscendo la portata di questa crisi, i Governi si sono impegnati ad agire in modo coordinato nell’ambito della Convenzione di Berna e del Piano strategico di Roma 2020-2030 della Convenzione sulle specie migratrici (Cms). Ora, a cinque anni dalla scadenza fissata dal Piano di Roma, con la quale si intendeva dimezzare le uccisioni illegali, i progressi sono gravemente in ritardo.

Tra le specie in pericolo, per fare alcune esempi, ci sono:
● la tortora selvatica (Streptopelia turtur), attualmente classificata come “vulnerabile” nella Lista Rossa dell’Iucn: ogni primavera decine di migliaia di esemplari vengono abbattuti illegalmente nelle isole Ionie, nella Grecia occidentale.
● il capovaccaio (Neophron percnopterus), classificato come “in pericolo”: la popolazione riproduttiva dei Balcani è gravemente minacciata dall’avvelenamento, spesso legato all’uso illegale di esche avvelenate destinate ad altri animali selvatici. 
● il cardellino (Carduelis carduelis): ancora classificato come “a rischio minimo”: un tempo comune, è in declino in molte regioni; in tutto il Nord Africa e nel Mediterraneo viene catturato per il commercio illegale di uccelli da gabbia.

I numeri del rapporto

Il rapporto ha coinvolto 46 Paesi, con un’analisi approfondita di 22 nazioni del Mediterraneo dove l’uccisione illegale è particolarmente diffusa. 38 Paesi non stanno rispettando gli impegni assunti per il 2030. Tra i motivi, il profitto derivante dal bracconaggio sembra essere la prima causa. Nei Paesi più colpiti, responsabili di circa il 90% delle uccisioni illegali, i progressi sono stati scarsi o nulli e in alcuni casi la situazione è peggiorata. L’Italia è tra i Paesi dove non si sono registrati miglioramenti: oltre a varie forme di bracconaggio, è la cattura e il commercio illegale di esemplari selvatici per farne richiami vivi per i cacciatori la più preoccupante, una pratica che comporta gravissime sofferenze per animali abituati a vivere in libertà nella natura.

“L’uccisione illegale di uccelli non è solo un crimine, è una tragedia che continua a minacciare gli uccelli lungo tutte le rotte migratorie” commenta Barend van Gemerden, coordinatore del programma Global Flyways di BirdLife International. “Livelli elevati di uccisioni illegali in un Paese possono vanificare i successi ottenuti in materia di conservazione in un altro. Abbiamo urgentemente bisogno di un’azione transfrontaliera più forte e coordinata lungo l’intera rotta migratoria. Raggiungere l’obiettivo del 2030 è una sfida difficile, ma non impossibile”.

“L’Italia, purtroppo, a causa della sua collocazione geografica tra Africa ed Europa, è uno dei Paesi del Mediterraneo a maggior rischio e pratica del bracconaggio” commenta Giovanni Albarella, responsabile Bracconaggio e attività venatoria della Lega italiana protezione uccelli (Lipu). “In particolare, la zona delle prealpi lombardo-venete è una delle aree più a rischio per la migrazione degli uccelli, dove il bracconaggio rappresenta ancora una seria minaccia per la biodiversità. Nonostante nel 2017 sia stato approvato il Piano di azione nazionale per il contrasto agli illeciti contro gli uccelli selvatici, questo è rimasto per lo più sulla carta, in particolare le azioni che prevedono l’aumento del personale di vigilanza e l’adozione di norme con pene più severe”.

CITATI: BAREND VAN GEMERDEN, GIOVANNI ALBARELLA
TAG: BRACCONAGGIO, CAPOVACCAIO, CARDELLINO, TORTORA SELVATICA, UCCELLI MIGRATORI, UCCELLI SELVATICI

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