Ambiente
16 Aprile 2025Uno studio ha evidenziato come l’esposizione al clobazam, farmaco ansiolitico rilevato nei fiumi, alteri la coesione dei banchi di salmone durante gli spostamenti, aumentando la loro vulnerabilità ai predatori

L’inquinamento farmaceutico nei corsi d’acqua ha effetti profondi e inattesi sulla fauna selvatica. Un recente studio pubblicato su Science ha rivelato che il clobazam, un principio attivo appartenente alla classe delle benzodiazepine, già rilevato nelle acque di tutto il mondo, altera il comportamento migratorio del salmone selvatico atlantico (Salmo salar), aumentando la propensione al rischio e riducendo la coesione dei banchi anche in presenza di predatori.
L’inquinamento da farmaci è un fenomeno molto diffuso. Secondo uno studio del 2022, che ha analizzato oltre mille siti di campionamento, il 25% dei fiumi presi in esame presentava concentrazioni nelle acque superficiali di contaminanti farmaceutici superiori ai livelli di sicurezza per l’ambiente e la salute umana. Tra i composti più rilevati anche il clobazam, un ansiolitico della famiglia delle benzodiazepine, il cui impatto sugli ecosistemi è stato indagato da un team di ricerca internazionale.
I ricercatori hanno monitorato 279 salmoni atlantici selvatici rilasciati nel fiume Dal, in Svezia, dopo aver dotato alcuni esemplari di un impianto per il rilascio controllato di clobaxam. Parallelamente, un gruppo ha ricevuto un impianto di controllo, mentre altri sono stati esposti al tramadolo, un oppioide, e a una combinazione di entrambi i farmaci. I movimenti dei pesci sono stati osservati attraverso specifici strumenti di tracciamento, ripetendo l’esperimento per due anni consecutivi, così da tener conto delle variabilità naturali della migrazione.
Dai risultati è emerso che il clobazam sembra alterare maggiormente le abitudini migratorie di questa specie, esponendola potenzialmente a maggiori rischi. I salmoni trattati hanno attraversato più rapidamente le dighe idroelettriche, un ostacolo significativo durante la migrazione verso il mare, ma è stata registrata anche una riduzione della coesione dei banchi in presenza di predatori, aumentando potenzialmente il rischio di predazione in natura. Non sono state osservate differenze significative nella velocità di migrazione complessiva.
I test di laboratori sui salmoni hanno confermato che il clobazam rilasciato dagli impianti raggiunge effettivamente il cervello degli animali e agisce sui loro circuiti neurobiologici. Le concentrazioni di farmaco rilevate nei tessuti erano simili a quelle osservate in pesci esposti a livelli ambientali reali, dimostrando che anche basse dosi di contaminanti possono alterare comportamenti cruciali per la sopravvivenza.
Secondo i ricercatori, le alterazioni comportamentali indotte dal clobazam evidenziano le complesse conseguenze ecologiche dell’inquinamento da farmaci, dato che i cambiamenti comportamentali rilevati possono da un lato favorire la migrazione, ma dall’altro aumentare la vulnerabilità alle minacce naturali. È quindi cruciale approfondire la comprensione di come diversi inquinanti psicoattivi e le loro interazioni influenzino il successo della migrazione per prevedere gli impatti a lungo termine sulle popolazioni ittiche.
CITATI: JACK A. BRAND“Il prossimo obiettivo è quello di seguire i movimenti su piccola scala dei pesci esposti ai farmaci, utilizzando strumenti di tracciamento degli animali ad alta risoluzione” ha commentato Jack A. Brand, primo autore dello studio e ricercatore presso la Swedish University of Agricultural Sciences. “Ampliare la nostra comprensione di come i diversi inquinanti psicoattivi e le loro interazioni influenzino il successo della migrazione sarà fondamentale per prevedere gli impatti a lungo termine sulle popolazioni ittiche. Questo è particolarmente importante in un mondo sempre più inquinato, dove sono necessarie politiche basate su prove scientifiche per proteggere le specie e gli ecosistemi vulnerabili”.
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