Api
11 Novembre 2024Pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Apicultural Science, uno studio del CREA mostra una nuova possibile minaccia per le api, che si trovano già in pericolo per gli effetti di globalizzazione e cambiamento climatico

Un recente studio ha individuato una nuova minaccia per le api mellifere occidentali, già messe a dura prova da globalizzazione, cambiamenti climatici e pesticidi. La ricerca, pubblicata sul Journal of Apicultural Science, mostra che l’acaro Tropilaelaps mercedesae, un ectoparassita originario delle api mellifere asiatiche giganti (Apis dorsata, A. breviligula e A. laboriosa), dopo essere stato segnalato in Russia, è stato rilevato per la prima volta in Georgia. L’acaro, che sta provocando effetti negativi anche sulle colonie di api mellifere occidentali (A. mellifera), si sta quindi muovendo sempre più verso ovest.
Lo studio – First Report on Tropilaelaps mercedesae Presence in Georgia: The Mite is Heading Westward! (Primo rapporto sulla presenza di Tropilaelaps mercedesae in Georgia: l’acaro si sta dirigendo verso ovest!) – è stato realizzato dall’Istituto di Entomologia dell’Università di Agraria della Georgia con il contributo del CREA Agricoltura e Ambiente.
Nello specifico, sono state condotte ispezioni e analisi sui campioni di covata in sette colonie di api mellifere (A. mellifera caucasica) provenienti da tre apiari diversi. In particolare, è stata eseguita l’analisi del DNA mitocondriale (o barcoding), una tecnica che sfrutta particolari sequenze geniche uniche e specifiche per ogni specie, così da determinare la specie di appartenenza di animali, piante o microrganismi. Per confermare l’identificazione, sono state compiute misurazioni morfologiche degli acari. Le analisi svolte sui campioni hanno mostrato alti tassi di infestazione da T. mercedesae, oltre a una notevole capacità riproduttiva e co-infestazione da Varroa destructor, un altro acaro parassita asiatico ormai noto all’apicoltura globale.
“È fondamentale, in un’ottica di prevenzione, che tutti gli attori coinvolti nel settore apistico siano informati sulla biologia e sulle modalità di individuazione di questo acaro molto più piccolo e veloce rispetto all’acaro Varroa destructor che ormai tutti gli apicoltori conoscono” spiegano Cecilia Costa e Giovanni Cilia, ricercatori del CREA Agricoltura e Ambiente, che hanno contribuito allo studio.
Considerando il ciclo vitale, la biologia e la velocità di riproduzione dell’acaro T. mercedesae, occorre preoccuparsi per la sua diffusione in Europa, soprattutto perché l’aumento delle temperature medie annue e i cambiamenti climatici, che prolungano l’allevamento della covata, ne favoriscono il potenziale insediamento in nuove regioni.
CITATI: CECILIA COSTA, GIOVANNI CILIASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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