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Ambiente

02 Luglio 2024

Microbioma intestinale, chiave interazione ambiente-salute

Uno studio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno dimostra come il microbioma intestinale abbia un ruolo fondamentale nell’interazione ambiente-salute

di Redazione Vet33


Microbioma intestinale, chiave interazione ambiente-salute

Uno studio condotto dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, recentemente pubblicato sulla Nature Communications, dimostra che il microbioma intestinale può essere considerato un interprete fondamentale nell’interazione ambiente-salute, costituendo un ulteriore parametro nello sviluppo di modelli di valutazione del rischio. Lo studio rientra nel progetto Spes (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile), finanziato dalla Regione Campania e promosso dall’Izs del Mezzogiorno.


Il microbioma intestinale
Il corpo umano è abitato da miliardi di batteri che costituiscono una inesauribile fonte di potenziali attività per il nostro organismo. In particolare, il microbioma intestinale viene a contatto, metabolizza e trasforma tutta una serie di composti chimici che possono avere diverse origini (nutrienti, farmaci, contaminanti ambientali). Tuttavia, il modo in cui i microrganismi intestinali rispondono all’esposizione all’inquinamento ambientale è stato ancora poco esplorato.

Il progetto
La Campania è stata attenzionata negli ultimi 15 anni per diverse vicende legate all’inquinamento ambientale relativo a particolari aree della Regione. Per tale problematica la Regione Campania ha promosso e finanziato, nel corso degli anni, diversi interventi, tra cui il Piano Integrato Campania Trasparente, uno studio innovativo e pionieristico che prevede il monitoraggio di suoli, acque, prodotti agro-alimentari e il biomonitoraggio sulla popolazione residente mediante la conduzione dello Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile.
L’obiettivo di Spes, promosso dall’Izs del Mezzogiorno in collaborazione con l’IRCCS G. Pascale di Napoli, ARPAC Campania e dal Dipartimento della Prof.ssa Maria Triassi, è valutare la relazione tra inquinanti ambientali (Metalli pesanti, IPA, PCB, Diossine, ecc) e salute in Campania, misurando in maniera sistematica i biomarcatori di esposizione, di effetto o danno nei fluidi biologici, al fine di verificare eventuali differenze di rischio e/o di salute fra residenti nelle diverse aree territoriali campane.

Lo studio
Nello studio viene preso in considerazione un sottogruppo di 359 soggetti della coorte Spes per valutare l’impatto dell’esposizione all’inquinamento sulla composizione del microbioma intestinale e sulle sue potenziali funzioni.
La ricerca evidenzia come in soggetti provenienti da aree a diverso impatto ambientale si osservi un diverso incremento nell’intestino dei geni microbici legati alla degradazione e/o alla resistenza agli inquinanti. In particolare, l’esposizione ai metalli pesanti promuove anche nel microbioma intestinale lo sviluppo di antibiotico-resistenza. Infatti, in letteratura, è riportato che la resistenza ai metalli e quella agli antibiotici sono fenomeni spesso correlati, in quanto i geni coinvolti sono gli stessi o sono localizzati in punti vicini del genoma microbico.

Questo studio rappresenta un’ulteriore evidenza dell’affascinante processo di co-evoluzione del microbioma intestinale con l’uomo. I nostri microrganismi si adattano alle condizioni ambientali a cui siamo esposti e i contaminanti ambientali spingono le nostre popolazioni microbiche ad attrezzarsi per degradarli. Sarebbe interessante sfruttare queste capacità dei microrganismi per promuovere meccanismi di adattamento dell’uomo a situazioni di rischio ambientale ha commentato Danilo Ercolini, Direttore del Dipartimento di Agraria e Responsabile Scientifico della Task Force di Ateneo per gli Studi sul Microbioma dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Lo studio del microbioma rappresenta un innovativo approccio nell’ambito delle correlazioni ambiente, cibo, salute. L’alterazione di questi batteri, che costituiscono il 3% del corpo umano, risulta responsabile di varie malattie, tra cui obesità, patologie croniche degenerative e immunitarie. Studiare i fattori che influenzano la composizione di oltre 10.000 specie di batteri che ospitiamo, ci porta a sviluppare nuove strategie di profilassi e terapeutiche” ha dichiarato Antonio Limone, Direttore Generale dell’Izs del Mezzogiorno.

CITATI: ANTONIO LIMONE, DANILO ERCOLINI, MARIA TRIASSI
TAG: ANTIBIOTICO RESISTENZA, INQUINAMENTO, IZS DEL MEZZOGIORNO, MICROBIOMA, ONE HEALTH, REGIONE CAMPANIA, SPES, UNIVERSITà DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II

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