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06 Febbraio 2024 Lunedì 05 gennaio, in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, l’Osservatorio Waste Watcher International ha pubblicato un rapporto che fotografa la situazione in Italia

Oggi, secondo il rapporto Il caso Italia pubblicato dall’Osservatorio Waste Watcher International, gettiamo l’8% di cibo in più rispetto a un anno fa, quasi 81 grammi di cibo al giorno a persona. Tra le cause principali, l’alta inflazione che porta a comprare cibo scadente, meno salutare e di facile deterioramento.
Il rapporto
L’osservatorio di Waste Watcher effettua un confronto incrociato delle abitudini di acquisto, gestione e fruizione del cibo a livello planetario con approfondimenti sullo spreco alimentare domestico, sul ruolo degli imballaggi e delle etichette fronte pacco. Per quanto riguarda l’Italia, il nuovo rapporto sullo spreco alimentare evidenzia che la crisi sociale generata dall’inflazione comporta nuove abitudini alimentari, fra cui l’acquisto di cibo low cost. Oggi, un consumatore su due (49%) dichiara di effettuare l’acquisto di cibo online, mentre 4 consumatori su 10 (39%) fanno la spesa cercando solo prodotti alimentari in promozione.
“Se in un primo momento l’effetto inflazione ha portato a misurare con decisione gli sprechi, prolungata nel tempo ha costretto i cittadini all’adozione di nuove abitudini ‘low cost’ per fronteggiare la crisi”, ha spiegato Andrea Segrè, Professore di economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile e Direttore scientifico di Waste Watcher.
Uno dei motivi per cui si spreca di più è l’acquisto di cibo di scarsa qualità, che deperisce prima. Dall’analisi dell’Osservatorio, emerge che in un anno si è passati da 75 a 80,9 grammi di cibo buttato ogni giorno pro capite e da 524,1 a 566,3 grammi settimanali. Si tratta dell’8,05% di spreco in più rispetto all’anno scorso, uno spreco che costa circa 290 euro annui a famiglia.
Si spreca soprattutto nelle città e nei Comuni grandi (+8%), meno nei piccoli centri; sprecano di più le famiglie senza figli (+3%) e molto di più i consumatori a basso potere d’acquisto (+17%). Si spreca di più al sud (+4% rispetto alla media nazionale), meno al nord (-6%). Lo spreco riguarda soprattutto la frutta fresca, che svetta fra gli alimenti più gettati nell’ultima settimana media dei consumatori (25,4 g); seguono cipolle, aglio e tuberi, ma anche pane fresco (20,1 g), insalate (13,8 g) e verdure (13,2 g).
Lo spreco complessivo di cibo in Italia vale oltre 13 miliardi di euro, un dato che include sia lo spreco a livello domestico (oltre 7miliardi e 445 milioni), sia quello nella distribuzione (quasi 4 miliardi euro), che quello nel settore industriale.
I motivi
Waste Watcher International ha analizzato i dati sul piano della sicurezza alimentare in Italia usando l’indice FIES (Food Insecurity Experience Scale), che misura il livello di accesso delle persone a cibo adeguato e nutriente. Dal punto di vista socioeconomico, chi fatica ad arrivare alla fine del mese (oltre il 10% della popolazione secondo l’ISTAT) vede un aumento del 280% di insicurezza alimentare rispetto alla media nazionale.
“L’effetto inflazione comporta scelte eloquenti e l’acquisizione di nuove abitudini alimentari” sottolinea il rapporto di Waste Watcher. “Nella hit delle nuove scelte di acquisto l’attenzione si rivolge con più determinazione verso l’acquisto del cibo a ridosso di scadenza (32%) e di rifornirsi di legumi e derivati vegetali, a scapito del consumo di carne (31%). Perde terreno il cibo biologico, spesso troppo costoso per un ridotto potere d’acquisto (7%) e perdono terreno le grandi marche (11%)”.
“Sono dati che dobbiamo attenzionare con cura perché ci permettono di evidenziare la stretta connessione fra inflazione e insicurezza globale da un lato e ricaduta sociale dall’altro, fra potere d’acquisto in calo costante e conseguenti scelte dei consumatori che non vanno purtroppo in direzione della salute dell’ambiente, ma nemmeno di quella personale” commenta Andrea Segrè. “Scegliere cibo scadente, meno salutare e spesso di facile deterioramento non comporta solo un aumento del cibo sprecato in pattumiera, ma anche un peggioramento nella propria dieta e della sicurezza alimentare. Se la salute nasce a tavola, dal cibo scadente deriva l’aggravio dei costi sociali e ambientali. In definitiva: da poveri mangiamo e stiamo peggio, e sprechiamo persino di più. E questo circolo vizioso si riverbera sull’ambiente”.
Waste Watcher International Observatory
Ideato e diretto dal prof. Andrea Segrè, l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico, e sulle abitudini di acquisto gestione e fruizione del cibo, ha avviato nel 2013 le sue prime rilevazioni con SWG, progettando monitoraggi annuali sullo spreco alimentare domestico e le abitudini degli italiani in rapporto alla gestione e fruizione del cibo. Dal 2016 le analisi dell’Osservatorio si sono ampliate anche a temi collegati all’economia circolare e allo sviluppo sostenibile. Nel 2021 ha allargato il campo di osservazione a livello globale, in partnership tecnica con IPSOS, assumendo anche una nuova denominazione: Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability (WWIO).
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